I grandi network radiofonici boicottano la musica italiana?

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  • #13670
    Ross
    Membro

    leggendo i giornali ho trovato questo articolo pubblicato da “il fatto quotidiano”

    cosa ne pensate?

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/05/le-radio-boicottano-la-musica-italiana/75034/

    #17889
    Anonimo
    Ospite

    mah non è che la boicottano… sono semplicemente lo specchio di ciò che sta accadendo.

    la musica italiana di fatto non esiste più. è stata rimpiazzata dall'intrattenimento televisivo, a volte ci può scappare il successo di un singolo ma non è abbastanza.

    non è interessante, non aggiunge nulla di nuovo quindi francamente non vedo il motivo per portarla avanti. inoltre non genera nemmeno troppi guadagni: il tutto è legato alle apparizioni televisive. non c'è interesse nel farla crescere e nel portarla ad un livello “almeno” europeo quindi non vedo perchè insistere su un cadavere più o meno in decomposizione…

    #17890
    doppiosogno
    Membro

    Mi trovo abbastanza d'accordo con Jt…trovo anche anacronistico imporre le percentuali di musica nazionale,i francesi lo fanno perchè sappiamo bene come sono fatti…trovo che cmq un buon artista possa in ogni caso emergere visti i potenti mezzi di comunicazione odierni…anzi a dire il vero al momento sono le lobby della musica a decidere chi far andare avanti e chi,ad imporre i propri artisti…per fortuna che c'è il web…il problema è ormai il contrario:c'è fin troppa scelta.La questione se noti cara Ross è stata sollevata proprio dai discografici…a tutti ormai rode un po' il culo perchè i margini per l'industria con l'avvento di internet sono calati…a dire il vero quello che servirebbe in Italia davvero a mio avviso è una riforma dell'istituo SIAE che a mio avviso è una vera e propria associazione a delinquere con Bondi nelle vesti del Padrino e dall'altro creare una “cultura della musica SUONATA ” nelle scuole dell'obbligo e in tv…grazie all'ukulele ad esempio ho scoperto che in Giappone c'è una trasmissione tv della NHK che insegna a suonare l'ukulele ai bambini piccoli…e questo è un pregevolissimo risultato che sicuramente avrete già visto tutti…30 MILIONI di visualizzazioni,anche se solo per la simpatia del bimbo!surprised Solo così possono crescere artisti…

    #17891
    Anonimo
    Ospite

    ragazzi non ci scordiamo che in italia la musica si studia fino alle scuole medie… non mi ricordo nemmeno quanto… 2 ore a settimana? che t'aspetti da un paese che lega l'immagine della musica a cantanti “acquistati” dalla de filippi?

    è un tristezza infinita. se penso a quanto spaccavamo i culi agli albori mi viene voglia di piangere… per andare in radio devi semplicemente stare simpatico a qualcuno e aver tirato fuori un prodotto simile ad altri che hanno già venduto. bella storia.

    e poi con i cd a 20 euro si lamentano di internet e della pirateria. in america i cd “costosi” li paghi 18 dollari, la maggiorparte continui a trovarli sui 10, 12 e la cosa più ovvia del mondo, o quantomeno abbastanza popolare, è andarsi a comprare i pezzi su itunes. vaglielo a spiegare agli italiani che talvolta è GIUSTO supportare l'artista.

    “eh ma i cd costano troppo” … “ho capito, c'è itunes, i pezzi ormai te li ascolti sull'iPod” … “eh ma è difficile”

    #17893
    Anonimo
    Ospite

    Bum!

    Io ci andrei piano prima di definire la musica italiana
    come un “cadavere più o meno in decomposizione”. Le manovre
    protezionistiche tipo quote fisse o scioperi, mi sembrano inutili se non
    controproducenti, ma la musica italiana ha un suo seguito. Diciamo che
    l'in in generale sta vivendo un momento di crisi. E' in atto una
    trasformazione nel modo di fruire la musica e gli artisti ed i
    discografici dovranno adattarsi o estinguersi. Aggiungo che se la musica
    italiana sta vivendo un momento difficile è anche per una mancanza di
    buoni contenuti. Non c'è stato un ricambio generazionale di artisti.
    Ancora oggi chi fa i numeri nelle tournè sono i grandi nomi sulla
    breccia da almeno trenta o quarant'anni.

    Ma questo è dovuto anche
    al fatto che i discografici italiani preferiscono puntare sui nomi
    affermati o su quelli che escono dai talent show come Amici o Xfactor,
    ovvero sui fuochi di paglia, piuttosto che sulla qualità. Si basano
    unicamente sul profitto immediato e non c'è interesse a scoprire i veri
    artisti.

    Io credo che in questo paese non ci sia più gente capace di
    scrivere bella musica e prima o poi l'arte troverà il modo di uscire
    nuovamente. Stiamo vivendo un battito di ciglia nella storia della
    musica, speriamo passi in fretta!

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