Hawaii e Italia in musica

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  • #13657
    Jontom
    Amministratore del forum

    Ieri sono stato stato ad un workshop tenuto dagli Heart & Soul (Chris Salvador e Jody Kamisato) e organizzato dall’Ukulele Club of Hawaii presso il Windward Mall di Kaneohe. E’ una bella iniziativa organizzata da Joe e Kristen Souza di Kanile’a che riunisce il quartiere una volta al mese tramite lezioni gratuite e mini-live. Per l’occasione è stato montato un palco al centro dell’atrio più qualche tavolo per permettere ai partecipanti di stare più comodi. Alla fine del workshop ho avuto l’onore, come artista Kanile’a di salire sul palco con i miei due “colleghi” per una jam e un paio di pezzi dal mio ultimo disco.

    In realtà come cosa è abbastanza inusuale ma non nel senso che non si suona mai in un centro commerciale ma perchè da quello che ho visto quasi tutti hanno un palco fisso dove poter ospitare eventi. Ad Ala Moana, il più grosso shopping mall di Honolulu, ce n’è uno con balconata e posti a sedere intorno e davanti il palco.

    Questo probabilmente sottolinea il forte legame degli hawaiiani con la musica. Gli piace proprio… e si vede. Sul palco ho eseguito la mia versione di “Volare” e pur non capendo assolutamente nulla di ciò che stessi dicendo erano tutti impazziti di gioia! Questo va in netto contrasto quando in Italia ci troviamo di fronte ad un gruppo che canta in una lingua sconosciuta. Da Borders, una catena di librerie abbastanza conosciuta negli USA, c’è un reparto apposito per i CD. Stavo dando un’occhiata ai dischi e mi è subito saltata all’occhio la presenza di due pareti di musica “hawaiiana”. Prendevano più o meno lo stesso spazio della categoria “pop rock”. Su quegli scaffali erano presenti ukulelisti affermati ma soprattutto CD di artisti che se vai a leggere il retro copertina, sono privi di etichetta. Magari sono arrivati da Borders tramite un management, certo è che non si tratta del cammino di Santiago a cui siamo abituati in Italia per entrare come “prodotti” nei negozi di dischi. Il prezzo medio di un CD si aggira intorno ai $15 per non parlare delle numerose offerte di artisti internazionali al di sotto dei $10.

    Questo mi ha fatto riflettere su come a volte si possano proteggere e stimolare gli artisti locali nel dare di più… fare di più… perchè alla fine arrivare ad acquisire una certa notorietà è un percorso lineare a cui accedono solo quelli che continuano a credere in ciò che fanno. Con questo non voglio dire che è semplice vincere un Na Hoku Award ma quantomeno si ha in mente il percorso che bisogna fare per avere un’opportunità.

    Vista da fuori la comunità di musicisti hawaiiani è molto chiusa. Sono tanti e questo è inutile negarlo. Anche in questo caso si tratta di occupare 10 posti su 10.000 presenti e la competizione per accaparrarsi il proprio è tanta. Però è anche vero che siamo in un’isola e per quante persone possano esserci alla fine si conoscono tutte. Entri nella loro comunità ed improvvisamente diventi amico di tutti. Ti ritrovi ad andare a sentire il tuo amico/musicista che suona il giorno dopo in quel ristorante e alla fine la serata ti passa in allegria.

    Mi stupiva sentire i loro discorsi su altri artisti che normalmente, in un altro paese, verrebbero citati come icone assolutamente intoccabili mentre qui sono semplicemente amici che si incontrano al centro commerciale il Sabato pomeriggio.

    Un paio di settimane fa sono stato ad una Solo session di Jake Shimabukuro a Maui e durante lo spettacolo raccontava la sua prima volta sul palco, di quanto potesse essere alta la tensione e di come alla fine… non impressionò nessuno! A fine concerto Jake, uno dei musicisti più importanti delle isole si è fermato sul palco per stringere la mano a chiunque. Piuttosto diverso dall’immagine dei rocker 15enni in giacca di pelle che animano la “musica” in Italia. Questo mi ha portato ad una piccola riflessione mentre me ne tornavo all’ostello dopo il concerto… Si è vero, impressionare chi ti ascolta è importante per avanzare di livello ma purtroppo in Italia non basta. Devi riuscire a conoscere persone che solitamente è impossibile conoscere. Devi trovarti al punto giusto nel momento giusto e soddisfare diverse richieste di mercato. Devi essere in grado di confezionare il prodotto musicale facendogli credere che dovranno spendere il meno possibile per portarlo sugli scaffali e guadagnarci (loro) qualcosa.

    Jake spiegava di come per firmare il contratto con la Sony fosse stato necessario creare una società di management ad-hoc perchè in fondo il pubblico, nella sua ingenuità pensava fosse abbastanza lineare anche questa cosa al di fuori delle isole.

    Vivere di musica alla Hawaii però è difficile. Ci sono le esibizioni per strada a Waikiki Beach dove non devi rendere conto a nessun gestore di cosa suonare e quando suonare (come sta facendo da tempo un altro mito locale, Troy Fernandez) ma non ci tiri su uno stipendio e per entrare come artista fisso in qualche hotel o resort vale la regola che ti devono sentire e devono sapere chi sei. Altrimenti è difficile. Almeno su questo Italia e Hawaii vanno d’accordo. Mi chiedo se il ragionamento non sia dovuto al fatto che negli hotel di Waikiki circolino prevalentemente turisti estranei al modo di pensare dei residenti. Tuttavia, gli artisti emergenti ritrovano questa situazione anche nel cercare un ingaggio settimanale presso ristoranti e bar. A Honolulu è più difficile ma in altri posti, come ad esempio Paia a Maui, non è difficile incappare in storie di artisti che si esibivano per strada e in un secondo momento sono stati portati “dentro” nei vari locali che animano la nightlife delle isole.

    In conclusione posso dire che le Hawaii respirano musica durante tutta la giornata. In questo quadro si inserisce perfettamente l’anima dell’ukulele. Poteva nascere e affermarsi soltanto qui, in una scena artistica dove conta di più l’amore in quello che fai rispetto al valore aggiunto che puoi portare a fine mese all’azienda. Non esiste lo stress, non esiste competizione, l’unico problema che hanno gli ukulelisti è quello di mostrare ai bambini che l’ukulele può essere uno strumento per divertirsi e non soltanto uno strumento serio, esattamente il contrario di ciò che succede in Italia. L’ukulele non è nato per divertirsi, è nato per fare musica e per diffonderla col sorriso in qualsiasi modo possibile. Non me ne voglia chi fino a ieri ha erroneamente pensato che l’intrattenitore incarnasse la vera anima dell’ukulelista passato e moderno. Non è proprio così.

    L’ukulele è nato con l’Aloha e nell’istante in cui riesci a capire cosa significa non te la togli più. Farai di tutto per portarla in giro per il mondo e per quanto mi riguarda ci sto provando.

    #17662

    Articolo reportage molto bello e completo, sul modo di vivere l'ukulele e la musica come una filosofia di vita ,in quel delle Hawai,suo luogo di nascita.Articolo degno di una rivista musicale o culturale. Solo una cosa non ho capito, oppure se ho capito non condivido .nelle ultime righe dici che” l'ukulele non è nato per divertirsi, ma per diffondere la musica col sorriso”, ma far questo,corrisponde anche a divertirsi,perchè non puoi avere il sorriso se non stai avendo emozioni positive mentre suoni, e qualsiasi appagamento spirituale in fondo si può riassumere anche con “divertirsi”. Cosa che poi bisognerebbe applicare non solo alla pratica dell'ukulele, ma a qualsiasi cosa che ci piace fare.

    Alohasmile

    #17663
    Anonimo
    Ospite

    si diciamo che c'è una sfumatura diversa… il divertimento allo stato puro a volte tralascia l'impegno dietro lo studio di uno strumento, è diverso dal sorriso che puoi ricevere ascoltando un pezzo interpretato come si deve.

    #17664
    Anonimo
    Ospite

    Interessante resoconto di cui ti ringrazio!

    Già da tempo avevo il desiderio di visitare le Hawaii e questo articolo non fa che rafforzarlo sempre più 🙂

     

    Sulla considerazione finale però mi sento di dire una cosa. Si può dire che tu in un certo senso abbia intrapreso una specie di battaglia per affrancare l'ukulele da una dimensione clownistica cercando di conferirgli piena dignità. Io questo lo capisco e lo condivido. Però io credo che il mondo della musica e dell'intrattenimento non siano sempre del tutto agli antipodi e, trovo che non esistano strumenti “seri” e strumenti “faceti”.

    Esiste musica seria e musica comica, esistono musicisti seri (nel senso di spaventosamente bravi), musicisti seriosi (con poco humor) e musicisti dilettanti e poi esistono le singole performances che possono essere poetiche, toccanti o divertenti. Anzi spesso per “giocare” in modo comico con la musica bisogna essere dei musicisti con le contro palle quadrate (Mi vengono in mente gli EELST). Del resto anche il virtuosismo di Jake talvolta è una forma di intrattenimento: non si può negare che ci sua un che di funambolico nell'esecuzione di Crazy G colpubblico che urla “FASTER!”.

    Dunque a mio parere non esiste un vero dualismo tra la visione dell'Ukulele come strumento “per divertirsi” e “strumento serio”.

    L'ukulele mette allegria, è piccolo e può far tenerezza, ma chiunque ascolti un maestro come Jake o James Hill può capire che si tratta di uno strumento musicale a tutti gli effetti. Poi ovvio che c'è in giro molta ignoranza e molte persone non conoscono la differenza tra armonica e fisarmonca, ma questo è un discorso a parte…. Ora secondo me la grossa marcia in più dell'uke è che è piccolo, trasportabile, ergonomicamente accessibile ai bambini, economico e con una curva d'apprendimento perfetta e poco scoraggiante. Poi se ci si diverte, non c'è nulla di male: il divertimento è una molla ed una spinta per continuare ed approfondire.

    In Italia non c'è una grande tradizione Ukulelistica, mettiamoci l'anima in pace  (per gli stranieri dovremmo essere la patria del mandolino…????) ma io vedo che il piccolo quattro corde sta attecchendo piuttosto bene e spero che non sia solamente di una moda passeggera.

    Di certo con community come questa, con le lezioni online, con le esibizioni live del mitico Cesarino e la diffusione di video su youtube abbiamo la possibilità di far conoscere l'Ukulele anche a migliaia di Km dall'arcipelago di Magnum PI. 

    Continuiamo così!!!

    cool

    In definitiva credo e spero che l'ukulele si diffonda e prenda piede anche da noi, anche solo come strumento “ricreativo” o hobbistico per ragazzi o musicisti della domenica come il sottoscritto. Trovo che sarebbe una valida alternativa alla classica chitarra o tastiera, per avvicinare la gente allo studio e alla pratica della musica. Forse così non saremo solamente un paese che vive di calcio e tv e già questo sarebbe un grosso passo avanti. Io francamente non penso che si possa d'altra parte eccedere e pensare che chiunque strimpelli uno strumento qualsivoglia (ukulele compreso) debba farlo necessariamente a livelli di impegno “serio” o “professionale”, perché questo al contrario genera una soggezione, ed una possibile causa di allontanamento dalla pratica dello strumento stesso.

    #17666
    Anonimo
    Ospite

    in linea di massima sarei d'accordo con te.

    però specifico ulteriormente la natura del “sorriso” a cui prima facevo riferimento. le ore passate a studiare un pezzo o a sviluppare nuove tecniche non sono fini a se stesse. ci sono proprio per trarre più appagamento da quello che facciamo. in questo viene fuori il sorriso, dalla consapevolezza di poter fare il “clown” tramite mezzi che abbiamo padroneggiato e studiato.

    c'è una bella differenza nel fare intrattenimento come i due che hai citato e limitarsi a divertire con arrangiamenti e tecniche alla portata di tutti (o quasi) dopo un paio di settimane.

    il problema è che la visione che c'è in Italia dell'ukulele non concepisce questo ragionamento. anche il mercato per certi versi non credo che rispecchi la visione “professionista” dell'ukulele proprio perchè di ukulelisti veri e propri non ce ne sono. e questo tuttosommato è un peccato perchè i mezzi per portare questo strumento oltre la soglia di una serata fra amici ce ne sono ma purtroppo, un po' per i motivi a cui accennavo sopra e un po' per altre questioni di attinenza prettamente antropologica, ci troviamo quasi sempre a pubblicizzare l'ukulele come uno strumento PER portare a compiere qualcos'altro.

    oh, intendiamoci.. vi prego non fraintendetemi. molte volte si tratta di gesti nobilissimi.. fratellanza, amicizia, birrette in compagnia… che da parte mia non posso che apprezzarle e MAI mi sognerei di metterle in discussione ma sarebbe bello vedere anche artisti solisti che si buttano nella mischia e divertono per via delle proprio capacità musicali e basta, no? la questione dell'intrattenitore/musicista in fondo è applicabile a qualsiasi altro strumento. a cernobbio mi è capitato di vedere un pianista grandioso che suonava il suo piano verticale rosso sdraiato per terra con i piedi. roba che jerry lee si alzerebbe dalla tomba ad applaudirlo milioni di volte. ma non ci si arriva dalla sera alla mattina a fare cose di questo genere e purtroppo mi sembra di capire che l'ukulele venga pubblicizzato quasi esclusivamente come uno strumento facile da imparare, alla portata di tutti, PUNTO.

    che ci sta, eh? chiariamo! è una figata! però come dissi agli inizi… non puoi ignorare il fatto che nel luogo di nascita la vedono diversamente con scuole, accademie, istituti, workshop gratuiti e purtroppo in altri posti online di cui non farò il nome certe cose e soprattutto certi concetti non vengono fuori fino in fondo. un po' per ignoranza, come dici tu, e un po' perchè alla fine va bene così. gli strumenti “seri” sono altri. pensa che come scrivevo sopra, jody kamisato mi stava proprio dicendo il mazzo che si sta facendo nel fare capire ai bambini giapponesi ciò che per noi è scontato!

    la mia non è una battaglia. cioè… lo è stata ma non ho più 18 anni e semplicemente.. devo vivere 🙂 mi piacerebbe, come qualsiasi altro uomo sulla faccia della terra, fare quello che mi piace di più e pensa che in passato c'è stato anche chi mi ha detto che non farò mai soldi trasformando la mia passione in business smile forse è per questo che ogni tanto si intravede un po' di rabbia o eccessiva aggressività… boh

     

    per concludere, rispetto un casino la vostra opinione e mi fa piacere che per quanto riguarda i metodi di studio, i modelli di ukulele da acquistare e tutto il resto abbiate una vostra visione ben definita. vuol dire che pur essendo una cosa nuova c'è già una certa consapevolezza di dove si vuole arrivare e di questo non posso che essere contento. è la prima dimostrazione che l'ukulele non è uno strumento di passaggio.

    io lavoro duro solo per aggiungere un'altra voce al coro sperando che ci siano persone in grado di ascoltarla per quello che è… anche perchè sennò a fine giornata me magno le email tooth

    #17667
    Anonimo
    Ospite

    e comunque per concludere… non è che mi aspetto che TUTTI si mettano a studiare in maniera rigorosa. diciamo che se esiste youkulele è anche perchè magari quelli che lo vogliono fare oggi sanno dove andare smile

    #17670
    Anonimo
    Ospite

    Concordo, il punto è far capire che l'ukulele è uno strumento a tutto tondo o a 360 gradi, esattamente come la chitarra o il piano.

    Poi dipende tutto da chi lo suona, dalle sue capacità e dalle sue intenzioni. Con la chitarra ci puoi fare la serata falò in spiaggia con le canzoni di Battisti, Bennato e compagnia bella, come ci puoi fare Jazz, Metal o Classica ad altissimi livelli. Io vorrei che con l'ukulele fosse esattamente lo stesso: nè solo caciara, nè solo elitarismo. Anche perchè è solo con la grande diffusione che si può sperare di ottenere un giorno da un gruppo di 100 ukulelisti 3 mostruosamente bravi 10 bravini e 87 caciaroni che pur tuttavia si divertono.

     

    smile

    #17671

    Innanzitutto quoto al 100% quello che ha detto Ombracorta.
    Jontom, adesso ho capito meglio quello che intendevi dire.Io ad esempio sono pienamente consapevole della tua preparazione

    tecnica e seria nel suonare questo strumento (l'ukulele),dovute alla dedizione che gli hai dato (di anni ,a quel che ho

    capito),e sicuramente anche di sacrificio, perchè certo in dei momenti, dello studio approfondito di uno strumento,non ci sono

    solo momenti di goduria,ma anche di fatica e tempo trascorso).
    Però secondo me stai diventando troppo “serioso “.
    Certo che l'ukulele è uno strumento serio al 100%.Non ho mai sentito nessuno, qui sul forum affermare il contrario, ma solo che

    dona allegria ed è simpatico oltre che pratico, ma sono solo constatazioni di fatto.Io ad esempio non considero l'ukulele uno

    strumento inferiore a nessun altro strumento (nè a un pianoforte, nè a una chitarra, nè aun sax ecc.ecc.), Anche perchè credo

    fermamente che non ci siano strumenti “inferiori”, come invece mi sembra tu faccia intendere tra le righe, nei confronti degli

    altri strumenti.
    Stai portando nelle tue parole l'ukulele, ad uno stadio di “semidivinizzazione”,, dove sembra che per parlarne o anche per

    suonarlo, ci sia bisogno di esserne degni, e che bisogni parlarne pesando attentamente le parole col “capo chino” di fronte

    all'”Immenso”.
    In questo modo secondo me ti stai un pò ponendo come ha fatto la santa inquisizione, a suo tempo, verso il popolo,magari

    facendo capire che non tutti siamo degni di nominarlo o di suonarlo, questo invece non è assolutamente vero.Scusaci se non

    siamo tutti seri e bravi come te.
    Io comprendo la tua grande passione, che ti sfocia anche nel discorso “economico professionale” ,conseguenza delle tue meritate

    fatiche, ma in questa maniera  (pensandola troppo estremista)  ti stai solo ponendo, come la classica insegnante di

    pianoforte,crucca austriaca (tipo “signorina Rottermayer di Heidi), per intenderci, che bacchetta le mani se uno non si siede

    composto al pianoforte.
    Dovresti gioire vedendo sempre più gente che si appassiona all'ukulele, ed invece vai a cercare “infedeli” con il lanternino.
    Spero tu non te la prenda per quello che ho detto (io dico sempre quello che penso),e spero tu continui la tua vita di serio

    musicista e maestro di ukulele, sempre in continua ascesa, tornando però un pò più sulla terra di tutti noi “mortali” con un pò

    più di sano spirito autoironico, semplice e allegro, come spero tu ,sia.

    #17673
    mauke
    Membro

    be', dal punto di vista di un autodidatta (percio' posso assicurarvi che ho un pessimo maestrotooth), mi sento di dire che l' universo uke ci puo' sopportare tutti, ci stanno i John King (purtroppo ormai solo in spirito),  Shimabukuro , ecc., e buon ultimo persino iobrb. L' importante e' che ognuno trovi il suo modo di intendere lo strumento e soprattutto , quale possa essere la via che ha scelto, ne possa ricavare delle soddisfazioni, per qualcuno spirituali e per altri, perche' no, anche materiali.  P.S. : complimenti, ottimo reportage, fotografa bene l' ambiente musicale alle isole. Ciao a tutti e buona musica!

    #17675
    Anonimo
    Ospite

    Ritengo che inevitabilmente, seguendo percorsi diversi ed avendo scale di priorità diverse, apparenti “sciocchezze” o “cose di relativa importanza” possano diventare fondamentali per qualcuno piuttosto che un altro. In effetti, nessuno di voi ha torto nè ragione (no, non sto facendo filosofia del cazzo), nel senso che a seconda dell'approccio che si può avere verso lo strumento (l'uke in questo caso, ma non per forza) e, intrinsecamente, a seconda di quello che ci si aspetta in cambio da esso e dal mondo che ci/gli gravita intorno, le cose influiscono sul nostro umore e sulla nostra esistenza in modo drasticamente diverso.

    Se io faccio della grafica la mia passione e su ciò baso la mia esistenza, e uso l'uke per divertirmi con gli amici, la condizione attuale dello strumento nel panorama italiano (e non) che pian piano sta risalendo la china, osteggiato da luoghi più o meno comuni, diciamo che scivola placidamente sui piani inclinati della mia indifferenza. Se però la mia passioe è l'uke, ci ho investito anni di studio e sudore, voglio farne la mia fonte di guadagno e godere del fatto che guadagno divertendomi (rischiando quindi, come qualsiasi strada che non sia già battuta o meno battuta di altri, di buttare anni al vento nella ricerca di un equilibrio del “devo fare / mi va di fare”), la stessa situazione di cui sopra mi fa rodere il culo in maniera condivisibile solo da chi ha fatto la mia stessa scelta, e risulta incomprensibile ad altri.

    Purtroppo senza un botta e risposta in tempo reale è difficile aggiustare il tiro e a volte la discussione prende una deriva strana. Il fatto da tenere presente però secondo me che ogni frase non è per tutti, nè sindacabile da tutti. Per esempio, a me il discorso di JT ha fatto lo stesso effetto che ha fatto a voi, e dirò di più, a me ha dato ancor più fastidio la digressione in relazione a “cosa comprare”, (o qualche cazzatina per divertirsi, o roba da 500 euro se no è come buttare i soldi)… bhe, direi che è un po' estremo come argomentare, visto che io non ritengo affatto di aver buttato i miei soldi, ma è un argomentare legittimo e gradito in quanto opinione di chi l'uke lo vive in maniere più “legata” alla propria esistenza di quanto la maggior parte di noi fa (e non per questo dobbiamo flagellarci).

    Non aspettiamoci di parlare tutti la stessa lingua, specie riguardo al modo di vivere una cosa profonda e personale come la musica, direi che “secondo me c'è spazio anche per gli altri” sia leggittimo, e direi che vedere le affermazioni di JT eccessive, è leggittimo solo se ci immaginiamo tutti uguali, ma non lo siamo…

    Detto questo, detto da chi con l'uke per adesso ci si diverte e basta, secondo me JT s'è fatto prendere un po' la mano dalla crociata, immagino e comprendo (o immagino di comprendeere) la sua posizione ma, non essendo nei suoi panni, ovviamente, non lo condivido appieno 🙂

    Però c'è da aggiungere che, e con questo chiudo, che se si vuol imparare bene a padroneggiare uno strumento e a capirne sfaccettature e contesti, non c'è miglior insegnante di chi di quello strumento e della musica in generale ne ha fatto una ragione di vita e una fonte di sostentamento. Quello che imparo sullo strumento poi lo uso come mi pare e piace, strimpellando ubriaco nei falò come impegnandomi su un palco, ma difficilmente andrei ad imparare con umiltà da uno che strimpella 3 accordi ad un falò.

    Forse senza la crociata di JT, magari alcuni non si sarebbero fatti prendere da un'entusiasmo che, al di là degli estremismi, diciamolo, è contagioso 🙂

    #17678
    Anonimo
    Ospite

    oh ma lo sai che ieri ho provato il tuo kala archtop?

    #17679
    Anonimo
    Ospite

    ma dai?… e che te n'è sembrato?…

    #17680
    Anonimo
    Ospite

    non è male! approfittando del cambio mi sono comprato una DI “The Venue” della LR Baggs e mi serviva un ukulele amplificato per provarla. l'unica cosa è che io sono stupido e senza i pallini di riferimento mi perdo…

    in realtà il mio discorso sui 500 euro come soglia limite va capito. coglione io a non aver reso l'idea fino in fondo. diciamo che oltre quella soglia “inizi a fare sul serio” ma non ciò non vuol dire sminuire ciò che viene prima soprattutto in considerazione di come ti vivi il rapporto col tuo strumento. è chiaro che se non è la tua passione non mi sognerei mai di consigliarti un ukulele da 3000 euro!

    comunque per questo e altri motivi l'articolo l'ho levato quasi subito tongue

    #17681
    Anonimo
    Ospite

    ahahaha!…. claro, cmq i pallini ci sono, sono di lato, sulla madreperla 😉 … poi quando “c'hai voglia” mi piacerebbe sentire la tua opinione sullo strumento (suono acustico, suono amplificato, etc.) che vada un po' al di là di “non è male”, che cmq già mi rende felice 😉

    #17682
    Anonimo
    Ospite

    no, veramente non è male. ricorda molto il blasonatissimo koaloha.

    amplificato l'ho provato con la DI che andava a parare certi “buchi” sui bassi, non l'ho testato “flat” quindi non è che ti saprei dire molto… comunque suona bene, non mi sembrava avesse il tipico suono sottile di altri modelli che ho provato e questa per me è una cosa positiva.

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