Exact timing

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  • #13546
    Jontom
    Amministratore del forum

    Ovvero andare a tempo in maniera matematica, quasi perfetta. Per quanto ci si possa sforzare nello studiare pedissequamente tutti i giorni ci potrà sempre essere un margine di errore soprattutto quando il pezzo ti porta a “interpretare”. Almeno questo è il mio caso. Certo, poi ci sono i casi limite in cui il tempo non lo tieni proprio… però qui stiamo parlando di ritardi sottilissimi, infinitesimali che almeno in teoria potrebbero pregiudicare l’esecuzione di un pezzo.

    Ho fatto una prova con “Falling Slowly”, vincitore dell’Oscar come miglior canzone. Dio benedica Glen Hansard e quell’angioletto che me l’ha fatta riascoltare un paio di giorni fa.

    [youtube clip_id="CoSL_qayMCc"]

    Il pezzo inizia a 68, dopo poche battute Glen rallenta un po’ poi riprende il ritmo e al ritornello sembra quasi viaggiare sui 66. Impercettibile eppure con i bpm credo che lui ci si pulisca il culo.

    Fino a che punto il timing può decretare la bellezza di un’esecuzione? Concentrando gran parte delle nostre energie su quest’aspetto non rischiamo di pregiudicare la nostra performance con poca intensità? Io non lo so però prima di scartare a priori un brano per una mancanza di accuratezza ci penserei due volte.

    #16463
    darshan
    Membro

    Bravo Jontom, hai sollevato una questione fondamentale per lo studio di qualsiasi strumento.

    Ritengo che l'uso del metronomo sia necessario per prendere consapevolezza della suddivisione ritmica e della “pulsazione” di un pattern.

    Io sono sempre stato un chitarrista (e bassista, e batterista, e cantante, e ukulelista, e cuoco, e sticazzi…) autodidatta. Ricordo quale illuminazione sia stata tanti anni fa la visione di un video didattico di John Petrucci in cui non trattava la chitarra come un'autostrada su cui correre all'impazzata (come ci si potrebbe aspettare dal personaggio), ma partiva dal presupposto che se non sai suonare lentamente non riuscirai mai ad incrementare e raggiungere la velocità necessaria ad eseguire un qualsiasi brano o una frase. Gli esercizi iniziavano quindi a bpm ridicolamente bassi, ragionando nota per nota, ma è proprio così che ci si rende conto di cosa succede quando suoniamo, quante pennate sono “a tempo” e quante sono “nel mezzo”. Poi la velocità naturalmente si incrementava gradualmente fino a raggiungere quella desiderata.

    Tutto molto bello, ma fermandosi qui ci si ridurrebbe a un sequencer umano che cerca di quantizzare più note possibili.

    Il secondo passo, una volta presa confidenza col metronomo, è capire cosa ci viene richiesto da un brano (sì, i brani ci parlano), che respiro vogliamo dargli, che “tiro” serve per renderlo interessante e personale.

    Penso a Tommy Emmanuel, chitarrista fenomenale che ho avuto la possibilità di vedere recentemente dal vivo a distanza davvero ravvicinata. A parte la tecnica folle, quest'uomo ha a mio parere un gusto e una sensibilità particolari sul timing, con la capacità straordinaria di tirare o allentare la presa a seconda di quello che vuole dire, anche all'interno di una stessa battuta.

    Chiaramente per un solista è più agevole (ma non necessariamente più semplice!) gestire il tempo in modo più libero, mentre per farlo in gruppo è necessario un affiatamento notevole.

    La fregatura come sempre è che poi ognuno deve riuscire, attraverso la propria sensibilità, a stabilire come e perchè suonare una nota in un certo modo, un modo che non sia meramente meccanico ma “organico” rispetto al significato che si vuole esprimere.

    Il buon Jake Shimabukuro ne da prova nella sua famosa versione youtubesca di “While my guitar” http://www.youtube.com/watch?v=puSkP3uym5k , passando dalla dolcezza alla frenesia in modo così naturale che le oscillazioni di bpm non si fanno sentire per la loro pesantezza ma per la loro comunicatività emotiva…non so se è chiara 'sta cosa ^_*

     

    Per dirla come qualcuno decisamente più figo di me è fondamentale conoscere le regole per poi decidere quali a nostro gusto possono essere rispettate, quali aggirate e quali infrante.

     

    #16464
    Anonimo
    Ospite

    quoto.

    tempo fa lo diceva anche daniele bazzani, un chitarrista romano con i controcoglioni (se cercate su youtube trovate anche un po' di video in cui suona con tommy emmanuel). suonare lentamente può diventare un'impresa.

    ci sono state volte in cui mi sono reso conto soltanto dopo di pezzi che mi venivano a 120bpm e che erano assolutamente inconsistenti a velocità più basse. e lì poi diventa un problema perchè una volta che hai gettato “quelle” basi ricostruirle è molto più difficile

    #16466
    darshan
    Membro

    Tremendamente difficile…non c'è niente di peggio di acquisire un automatismo che col tempo si dimostra non corretto. Rieducare mani e cervello diventa un lavoro a volte frustrante…

    Bazzani non lo conosco, vado a dare un'orecchiata 😀

    #17490
    Patrizia
    Membro

    ehi ehi ehi!!! pensavo di essere l’unica a suonare falling slowly sull’ukulele!!! grande! e come la metti con when your mind’s made up????
    ecco, la’ trovo proprio l’importanza del timing tutto nelle battute che accelerano nella parte più..enfatica (urlato) e poi si attenuano e insomma, si segue il cuore no?
    ciao!

    #17492
    Ross
    Membro

    daniele bazzani uno veramente bravo ma della solita schiera degli italiani fuori dai giri televisivi

    ottime le sue tablature per chitarra “detto da mio marito” e lui si che se ne intendelove

    #17493
    Anonimo
    Ospite

    il mio pensiero, ovviamente, è quello del cuore, e visto che sono principalmente un batterista, questa è una cosa che va veramente fuori dalle righe…ho avuto più di una volta discussioni in merito con gli altri membri dei vari gruppi (musicali), ma la situazione cambiava drasticamente a seconda del genere suonato (jazz, pop, garage, etc…). A fine concerti ho avuto sia commenti del genere “lo hai intepretato come fossi un solista” che del genere “sei un orologio”.

    Nel secondo caso, la richiesta della precisione era “su richiesta”. Io come già detto preferisco interpretare, e questo dipende dal tipo di formazione: per anni ho preso parte a session improvvisate con musicisti di qualsiasi tipo e natura, anche gente mai vista, e i casi più significativi sono i cantanti, che nonostante non abbiano la minima idea del tempo, vanno seguiti in un contesto del genere. Questo ha portato a sviluppare un orecchio particarmente sensibile alle variazioni forzate di chi suona (o canta) con te, per arrivare ad un affiatamento da “orchestra della corrida”. Quelli che fallivano miseramente in questo contesto erano quelli usciti freschi freschi dal conservatorio o similari (mi spiace, non voglio offendere nessuno, è una mia esperienza personale).

    Quindi quoto sicuramente Darshan, aggiungendo che essere precisi è un requisito fondamentale teorico, ma saperci giocare uscendo ed entrando senza sembrare uno che corre nudo in campo, è dimostrazione di essere diventati adulti.

    #17499
    guido
    Membro

    Bel argomento! Anch' io, come probabilmente la maggiorparte degli 'principianti musicali', cambio tempo durante un pezzo. Penso che molta prattica ed esercizio sia l'unico modo per avere un buon 'timing'. Ci sono anche parecchi esempi famosi, come Sonny Rollins che migliorava anche il suo timing durante i 'Brooklyn-Years', o la canzone Lil' Darlin di Neal Hefti, che lo ha scritto per il Band di Basie soppratutto per vedere se i musicisti sono in grado di suonare a tempo lento: http://www.youtube.com/watch?v…..GZaz9DDE 

     

    Saluti

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