Re:YOUkulele Camp – Logistica e pernottamenti

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#23904
Anonimo
Ospite

elwood, intanto ti invito a spedirmi il tuo indirizzo email (dai, è palese che non sei rimasto soddisfatto da “no panic” e mi dispiace lasciarti quella sensazione)

sarò il più schietto possibile e ti scriverò un post gigantesco perché ti sono venute più o meno le stesse incazzature che vennero a me tempo addietro solo che a differenza tua, io mi sono sbattuto nel reperire queste informazioni da solo e non avevo forum in italiano a disposizione.

intanto gli insegnanti: sul forum c’è un topic in evidenza, credo su “ukulele 101” dove indicizzo insegnanti privati, alcuni di assoluto rilievo internazionale. qualora cercassi qualcosa di avanzato dovresti sapere meglio di me che non ha molto senso trovare le risposte in un “manuale”. si entra nel territorio del virtuosismo e a quel punto, per raggiungere determinati livelli è necessario intraprendere un percorso didattico personalizzato che ti faccia sentire meno frustrato nell’apprendimento e ti porti effettivamente al livello a cui punti.

gli ukulelisti di riferimento: sempre sul forum, nella stanzetta “youke tube” trovi un po’ di mostri sacri, hawaiiani e non. oppure vai nel menu in alto e trovi veramente TANTI articoli che si riferiscono a loro così non ti puoi perdere.

è quindi il caso di ribadire per la seconda volta “chi cerca trova”. è inutile lamentarsi o sfogarsi quando hai già tutto davanti agli occhi.

il paganini dell’ukulele, secondo certi addetti ai lavori è jake shimabukuro. per aver reinventato uno strumento da sempre considerato ed utilizzato in ambiti tradizionali e per averlo spinto ai limiti pur rimanendo fedele alle dinamiche tipiche di un ukulele. ti basti pensare al modo in cui utilizza il sol rientrante, assolutamente funzionale alle sue composizioni.

quoto un po’ tutti quelli che ti hanno risposto ma mi permetto di fare un po’ di rettifiche: non basta saper riadattare i concetti intrapresi dopo anni di studio su una chitarra. questo non vuol dire saper suonare un ukulele. piuttosto così si diventa degli ottimi chitarristi con due corde in meno.
l’ukulele ha delle dinamiche assolutamente uniche e per farlo suonare nel modo in cui è stato concepito è richiesto un tocco concettualmente molto diverso da quello che potresti avere sulla chitarra. per carità, dopo anni di esercizi spacca-dita su una chitarra classica è chiaro che partiamo avvantaggiati ma sarà al tempo stesso difficilissimo “smontare” il polso e utilizzare delle tecniche (descritte all’interno di “no panic”) che in ambito ukulelistico vengono appunto definite avanzate. ripartire da zero non è mai semplice e lo è ancora di più quando ci si ritiene già arrivati dall’alto dei nostri studi. io ti informo che qui la strada è un’altra…
tieni a mente che nemmeno l’hawaiiano ha una didattica ben precisa su come suonare questo strumento, pone al primo posto il modo in cui lo suoni, la lentezza nell’esecuzione, l’hang loose ed è anche per questo motivo che le incredibili velocità di jake shimabukuro hanno sconvolto in senso positivo un po’ tutti gli addetti ai lavori.
così come il mio maestro di pianoforte mi rompeva i coglioni dalla mattina alla sera sull’importanza di andare a scavare un suono con i polpastrelli io insisto nel dire che bisogna saper toccare le corde di un ukulele in un certo modo. altrimenti finiamo per diventare dei chitarristi ambigui e le peculiarità dello strumento si perdono per strada.
purtroppo ciò che vedo è che tutti quelli che vengono dalla chitarra in generale si ritengono già arrivati quando gli levano due corde e non riescono a capire che per lo stesso motivo per cui una chitarra basso a 4 corde si suona in maniera diversa, lo stesso discorso vale per l’ukulele.
saper fare un tremolo “in quel modo” non è proprio roba da primo mese di studio. riuscire a tenere quelle velocità per un minuto a volte richiede un bel po’ di tempo e pratica ed è molto più difficile entrare nella mente del chitarrista che è abituato ad inquadrare lo studio del strumento con gli esercizi più tradizionali. lo studio dell’ukulele non è racchiuso solo ed esclusivamente nel saper estendere le falangi per andare a beccare intervalli sempre più ampi… c’è anche dell’altro e pur essendo scritto in maniera piuttosto concisa, tutto questo in “no panic” c’è.

all’interno scrivo a caratteri cubitali che non è mia intenzione insegnarvi la pappa ma piuttosto mettervi nelle condizioni di cucinarvela da soli. nasce essenzialmente per persone completamente all’oscuro di qualsiasi nozione musicale, dev’essere “per tutti”, parlare ad una classe in cui c’è l’alunno che ci arriva prima e quello che non riesce ancora a capirlo e forse anche per questo motivo a volte è un po’ prolisso. e si tiene alla lontana da termini prettamente tecnici perché l’ukulele ha un’anima un po’ particolare che non tutti capiscono al volo… è tutto scritto nella prefazione e nelle pagine di descrizione prima di effettuare l’acquisto. fermo restando che comunque le mie trascrizioni di no panic 3 non credo che siano roba di principianti… ma non tanto per una mia convinzione ma piuttosto perché tutti i “principianti” che hanno provato a suonarle mi hanno detto di aver avuto un bel po’ di problemi.

il linguaggio simpaticone è una precisa scelta dettata da anni di insegnamento, pianoforte prima e ukulele poi. io voglio avere un rapporto amichevole con i miei studenti. oltre alla soddisfazione nel vederli crescere voglio avere prima di tutto un bel rapporto altrimenti non riuscirò mai ad avere la loro fiducia mentre li sottopongo ad esercizi apparentemente senza senso.
nel mio libro ho semplicemente cercato di riproporre le mie lezioni cercando di restare il più generico possibile. certo, è chiaro, avrei potuto scrivere “20 studi avanzati per ukulele” e non limitarmi a quei 4 che sono stati inclusi nei miei volumi ma allo stato attuale delle cose preferisco di gran lunga dare un indizio, un qualcosa che possa essere letto, capito e studiato da più persone piuttosto che limitarmi a quei quattro in cerca di qualcosa di più elevato.
anche perché: 1 – siamo in italia e l’ukulele qui è un percorso è in salita che sta venendo fuori piuttosto faticosamente. credo ci sia più bisogno di far capire una metodologia più saggia a quei quaranta interessati 2 – quei quattro “avanzati” magari dopo aver visto qualche mio video diventeranno miei alunni e allora si che inizieremo a fare le cose esattamente come le vogliono loro.
ma scambiare un manuale per il cerny mi sembra quasi un errore di definizione.

e comunque…
“no panic” è in via di revisione. sto scrivendo nuovi contenuti, lo sto traducendo in inglese e allora SI che diventerà l’unico manuale COMPLETO e la guida per eccellenza su questo strumento. perché una volta che mi sono tolto il dente nel gettare le basi posso andare nello specifico e aggiungere contenuti che prima ho tralasciato, prendendomi il lusso di perdermi anche un po’ per strada e creare alla fine un libro di ukulele vero e proprio che soddisfi un numero sempre maggiore di persone, con video sulle pagine, accordatori a più di pagina, un linguaggio a volte più tencico, altri esercizi e altri consigli. ora si. lo posso fare. prima avrei rischiato un esaurimento nervoso : )

roy smeck, the wizard of the strings, è stato assolutamente un virtuoso dell’ukulele ma non rispecchia più ciò che sta succedendo in questi giorni alle hawai’i. ed è anche abbastanza logico visto che qualsiasi strumento segue una sua naturale evoluzione stilistica.
ascolta qualcosa di jake shimabukuro, james hill, derik sebastian, aldrine guerrero, brittni paiva e capirai la differenze sostanziali che hanno fatto nascere l’ukulele moderno.

concludo con la mia esperienza personale. l’anno scorso ero alle hawai’i e volevo prendere qualche lezione privata da derik sebastian. c’eravamo già messi d’accordo ma alla fine per via di diversi contrattempi non se ne fece più nulla.
mi ricordo che un pomeriggio mi trovavo a Paia, un paesello minuscolo a Maui, ero in uno studio di tatuaggi e vicino a me c’era il tipico pescatore hawaiano, ciccionissimo che appena visto il mio kanile’a mi aveva subito chiesto se lo poteva provare.
così si mise a suonare e mi raccontò del suo bari (baritono) a cui aveva cambiato il Sol. gli rompeva le palle il Low-G Aquila perché si rovinava subito e quindi diceva che c’aveva messo da poco il Do, ovviamente era più lento perché accordato di qualche tono sotto ma comunque funzionava. ogni 3 secondi si fermava perché gli chiedevano cose… e così prima ci raccontò di un morso di squalo sulla coscia quando aveva 15 anni… uno sfregio terrificante… ti giuro, ancora me lo ricordo… poi era il turno della sua barchetta che cadeva a pezzi e intanto chiedeva di un amico suo di cui non ricordo il nome che non vedeva da un po’. fintanto che non uscì la sua donna, probabilmente californiana rifatta che cadeva a pezzi, giusto il tempo di una palpatina al culo per rimarcare il territorio e se n’era già andato. la sera, tornando a kahilua, sull’autobus c’era il guidatore che si rompeva e così iniziò ad attaccare bottone ai passeggeri. passarono più o meno 30 minuti con lui che dava consigli ad una pischella innamorata di uno fintanto che alla fermata di un centro commerciale salì un amico suo. iniziarono a chiacchierare sul baseball.
a honolulu mi fermai a parlare con un commesso di un negozio di ukulele e dopo una jam di tipo 40 minuti mi iniziò a dire di come il cielo alle hawai’i fosse veramente blu. secondo lui era questo il motivo del successo planetario di israel e somewhere over the rainbow: riuscire ad accoppiare una canzone così famosa con i cieli sopra le isole che appena li guardi ti senti in pace con il resto del mondo dimenticandoti di essere a 4 ore di volo da qualsiasi cosa. “Well I see skies of blue and I see clouds of white… and the brightness of day”.
me ne tornavo in camera felice dopo ore passate a camminare in ciabatte e costume senza sentire il bisogno di nessuna altra lezione. indirettamente avevo ricevuto più lezioni di musica ad una fermata dell’autobus rispetto a dieci anni di pianoforte classico.
l’ukulele, l’ohana, gli studi e tutto il resto li racchiudo lì dentro.
in quel momento sono diventato un ukulelista. tu dormici sopra e poi se vuoi ne riparliamo : )

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