YOUkulele - Il sito italiano sull'ukulele Tabs e canzoni per imparare a suonare, accordare e leggere tablature. Una community in Italia e in italiano, corsi, ebook e lezioni per ukulele
Secondo me ci sono due tipi di ukulelisti. C’è il dottorino e c’è il pistone.
Il dottorino è quello che lavora di fino sullo strumento e si lancia in virtuosismi impressionanti, quasi sempre fa pezzi strumentali e quando perde la brocca (leggi “si lascia andare”) finisce per ammorbare anche un po’ la platea priva di cultura musicale. Ovviamente nel frattempo i nerd sbavano.
Ad esempio… guarda qua, un video di Jake dei primi tempi che sfoggia praticamente tutto ciò che conosce mentre esegue “Crosscurrent”:
Inutile aggiungere che i dottorini contano schiere di seguaci devoti che anche solo se gli nomini il loro guru si irrigidiscono. Quindi voi per favore, quando lo nominate occhio a non farmi incazzare.
E poi ci sono i pistoni. Massimo rispetto per i pistoni. Sono quelli che danno sfoggio della propria tecnica prevalentemente in forma ritmica per accompagnarsi mentre cantano. Sono meno appariscenti dei dottorini ma non per questo meno bravi, solo che la difficoltà non è tanto nel coordinare le due mani quanto nel riuscire a cantare mentre suonano figure ritmiche complesse suonate all’ordine del giorno.
Un pistone degno di nota è Taimane Gardner. Qui è mentre esegue un vecchio successo di Iz “Hawaiian Superman” (eh… prima o poi lo farò un post su di lui. Ricordatemelo)
Quindi vi rigiro la domanda. Preferite i primi o i secondi?
Troppo bello. Sono in fase digestiva, ho appena finito un’altra puntata di Battlestar Galactica e cazzeggio un po’ su Internet. Più che altro cerco informazioni, foto e video del Kanilea K4 Tenore, il mio sogno proibito da $2.500 (manco fosse porno). Finchè non capito su questa pagina: http://annunci.ebay.it/annunci/strumenti-musicali/genova-annunci-genova/ukulele-tenson/6059313
Troppo bello ragazzi. Il mio primo ukulele Tenson si scordava ogni minuto e mezzo, aveva un volume prossimo allo zero e lo pagai mi sembra intorno ai 30 Euro…
“UKULELE TENSON! Fantastico ukulele con soli 2 mesi di vita. Ottimo suono, tiene molto bene l’accordatura! Diffidate dagli ukulele economici che si scordano ogni 2 minuti!”
Non abbiamo capito una ceppa: la fascia alta comincia a 40 Euro! Se vi sbrigate forse lo trovate ancora in vendita.
Un po’ di tempo fa Shelley O’Brien, cantante/ukulelista/pianista è venuta a Roma. Io purtroppo ero impegnatissimo, nemmeno mi ricordo bene cosa dovevo fare quindi me la sono persa. Però YOUkulele ha gente ficcante sempre sulla notizia quindi qui di seguito vi propongo l’intervista fatta da Mauro Corso, uploadata su youtube e tradotta in italiano.
Grazie Maurino.
Sono di parte. You me & the birds è un disco che amo molto, al di là dell’ukulele. Sarà per l’ukulele, sarà per la melodica, sarà per la voce di Shelley o per tante altre cose che non mi vengono in mente, ma è un album che mi mette sempre di buon umore. L’unica cosa che mi dispiace è che non ci sono i testi, ma Shelley mi ha spiegato che purtroppo è stata una scelta economica forzata, per mantenere basso il prezzo del prodotto finale. Shelley O’Brien è stata in Italia nel maggio 2010 e in questa occasione ho realizzato una piccola intervista che ho voluto regalare a Youkulele.com. Nel video oltre ad esserci alcuni passaggi di questa intervista in lingua inglese (qui di seguito tradotti in italiano), ci sono alcuni momenti delle due serate romane di Shelley, al Fanfulla 101 e al Faenas Cafè.
MC: Allora Shelley, qual’è la tua vicenda musicale? Shelley O’Brien: Ho iniziato a suonare il piano quando avevo tre anni. Mia sorella ha iniziato prima di me e guardandola suonare è venuta voglia di suonare anche a me. La mia formazione è quindi basata sul pianoforte classico. Ho iniziato a suonare l’ukulele quattro anni fa, mentre lavoravo su una nave da crociera.
MC: Ma come sei finita su una nave da crociera? Shelley O’Brien: un giorno avevo deciso di suonare il jazz, perché è un genere che adoro. Ero andata in un albergo di Toronto che aveva aperto da poco, The Drake, e mi ero messa a parlare con il concierge, dicendo che ero una musicista. Lui mi disse che era il mio giorno fortunato perché il proprietario dell’albergo era nel bar e proprio in quel momento stava parlando con l’organizzatore per decidere il programma musicale. Allora mi sono presentata e dopo un mese ho iniziato a suonare jazz proprio lì. Quando mi hanno dato il lavoro sono corsa a casa, ho comprato un libro di jazz e ho iniziato a studiare… perché non sapevo suonare il jazz! Poi dopo qualche mese ho mandato la mia musica a un agente e dopo circa sei mesi ho avuto un contratto su una nave da crociera.
MC: Come si passa dal pianoforte all’ukulele? Shelley O’Brien: Su una nave da crociera si lavora sodo. Devi lavorare sei giorni a settimane e almeno tre ore a serata. Le mie braccia erano quindi molto stanche per tutto quel suonare, però avevo il desiderio di suonare e di scrivere musica, ma dovevo scegliere un altro strumento. Inoltre sulla nave avevo una stanza davvero molto piccola, quindi uno strumento piccolo era la scelta ideale.
MC: C’è una cultura dell’ukulele molto forte in Canada? Shelley O’Brien: La scena ukulelistica di Toronto è molto sviluppata, ogni settimana c’è un raduno, la Corkstown Ukulele Jam, davvero in costante crescita. Poco fuori da Vancouver c’è una scuola in cui ci sono corsi di ukulele e diversi artisti canadesi vengono da lì, compreso il più famoso: James Hill.
MC: E a proposito del tuo disco, You me and the birds? Shelley O’Brien: You me and the birds è un CD uscito ormai un anno fa. Il produttore è Mackey Rogers e mi ha aiutato davvero molto a dargli il tipo di sonorità che stavo cercando. Amo molto anche la grafica. E’ stata realizzata da Ricky Blanco, un artista di Barcellona che ho incontrato proprio poco tempo fa. Si può trovare su Itunes, CDbaby e… nella mia borsa, se mi incontrate per strada lo potete acquistare!
MC: domanda scontata: com’è l’Italia? Shelley O’Brien: Sono stata altre volte in Italia, sono stata in Toscana e in Umbria e amo molto queste regioni. Questa volta però ho visto Venezia, una città davvero magica, e Roma è incredibile, non posso nemmeno esprimere a parole l’effetto che Roma ha avuto su di me.
MC: A me piace davvero molto il tuo modo di cantare, hai avuto un’impostazione particolare? Shelley O’Brien: Sì, ho avuto un’impostazione ma credo che la cosa che davvero ha dato alla mia voce l’impostazione che ho adesso sia stato tutto quel cantare sulle navi da crociera.
Aldrine Guerrero è il boss di Ukulele Underground. Cioè, non proprio… ci sono anche altri che lavorano dietro le quinte però è lui quello che ci mette la faccia con lezioni di ukulele online e oceani di video. Nato a Manila, si è trasferito alle Hawaii e ha iniziato a frequentare il giro di Jake e compagni… ha appreso la nobile arte dell’uke piuttosto bene e quindi ora se ne va in giro allegramente a suonare. Tempo fa se n’è uscito con il suo album “Suite 409″ che CDBaby e iTunes mettono sotto la categoria Rock.
CDBaby e iTunes non capiscono un cazzo.
Tutti i pezzi cantati di questo disco… ripeto TUTTI i pezzi cantati sono delle ballad r’n'b acustiche che farebbero morire d’invidia Craig David. C’è anche un rapper… dove lo vedi il rock, dico io. Aldrine è bravo e lo dimostra ampiamente su “Bandito Tyler”, il problema è che si lascia un po’ troppo andare alla vena cafona da West Coast. Oltretutto quando scegli di entrare nel settore Urban ti scontri con una marea di super produttori che fanno sembrare la tua traccia migliore come una cacatina concepita nei ritagli di tempo. E purtroppo la qualità sonora di questo album non è eccezionale: il suono è troppo compresso e le chitarre (ukulele e chitarra acustica) fin troppo artificiali.
Restano però delle belle chicche: “Bandito Tyler”, “Uke On a Stick”, “Schizophrenic Snowflakes” e “Cecilia” sono delle belle composizioni in cui Aldrine finalmente da pieno sfogo della sua tecnica ed espressività. Meritano almeno un paio di ascolti e uno studo approfondito…
In definitiva “Suite 409″ non è malaccio. Se fosse stato prodotto leggermente meglio avrebbe fatto impazzire gioia gli amanti del genere e magari aperto una bella parentesi nel panorama Urban.
Ciò che segue è qualcosa da raccontare ai figli che a loro volta lo racconteranno ai propri che avranno il compito di tramandarlo di generazione in generazione. Siamo in Australia e sta suonando sul palco l’idolo locale (nonchè mondiale) della chitarra acustica Tommy Emmanuel. E’ già da un po’ che gli ha preso il vizietto di fare serate con Jake e ciò che segue è una loro esibizione. Se “While My Guitar Gently Weeps” eseguita su ukulele a Central Park è stata una delle cause scatenanti per cui ho iniziato a suonare, questa versione con Tommy Emmanuel è una di quelle cose che ti fanno fare pace con la vita.
L’audio non è un granchè ma nonostante tutto credo si possa apprezzare a pieno l’esecuzione, il coinvolgimento e la tecnica che hanno da offrire questi due artisti. E’ una delle ragioni per cui non mi stancherò mai di studiare e di storcere la bocca di fronte a chi si sente ukulelista appagato dopo la prima valanga di pezzi in Do che tira fuori dal suo strumento. Tocca farsi un esame di coscienza di fronte a questi due e non deprimersi troppo di fronte a un’esibizione del genere.
Piccola considerazione personale: offrire un duo di chitarra acustica e ukulele a questi livelli potrebbe essere un toccasana per rivalutare l’immagine della “chitarrina” nel Belpaese. Dal canto mio ci lavorerò sopra… Anzi, ho già iniziato. In attesa di qualcosa del genere diffondete questo video e bullatevi di avergli fatto conoscere una cosa talmente grandiosa (se già non ne fossero a conoscenza).
Ok vabbè faccio uno strappetto alla regola: June Grey suona l’ukulele da un mese… questo però vi deve far riflettere sull’oceano di persone che lo suonano da un anno ma postano video identici! Cazzo! L’avevo accennato poche ore fa ma io su ‘ste cose sono un ragazzino di cinque anni quindi apriamo il capitolo ora.
L’ho sentita cantare e strimpellare ieri sera (dai hai tempo per imparare altre ritmiche… passami il termine “strimpellare”) e ho flippato. Qualcuno mi spieghi perchè Julia Nunes ha sfondato su youtube e di qua abbiamo June Grey che è ferma a quel numero di visualizzazioni. Vabbè la risposta in realtà è scontata e banale: grazie al cazzo, Julia Nunes è in America e lì è possibile costruire fenomeni con youtube. Qui anche solo per creare una meteora devi passare attraverso trafile burocratiche e discografici annoiati che tirano avanti per la pensione. Non mi dilungherò troppo sulla prima… anche perchè mi sono dato un discreto gancio per il prossimo post piuttosto parliamo della seconda: si presenta col fiorellone hawaiiano e ti sfodera il vocione potente ma semplice, senza troppi magheggi vocali che a lungo andare ci rompono le palle. Non stecca assolutamente nulla in un ambiente privo di monitor, sente e interpreta una base di ukulele come se sotto ci fossero i Queen. Oh, tanto di cappello. Da quello che ho potuto sentire abbiamo trovato la Victoria Vox italiana. Però ci deve credere mannaggia la miseria. E già so che in questo contesto sarà durissima… però si, ci deve credere, basta ho deciso.
Aggiungetela su youtube, su myspace, aggiungetela dove vi pare ma fatelo. Aprite topic sul forum, suggeritela agli amici… boh… ma accendete il lumicino della speranza. Magari qualcosa di creativo che spezza la monotonia imperante italiana può venire fuori.
www.myspace.com/junegrey (è il suo account con pezzi house. fichi eh… però ti prego accanna, ci servi troppo per portare avanti la causa dell’ukulele in italia!)
Prossimamente mega sondaggione: June Grey vs Julia Nunes.
Io un po’ la amo. E’ una di quelle situazioni in cui tu stai con lei ma lei ancora non lo sa. La guardi negli occhi, le tieni la mano e ripensi ai bei momenti che avete passato insieme. Che lei probabilmente non ricorda.
Taimane l’ho notata subito perchè non eseguiva i trilletti del cazzo con l’unghia. Infilava il suo plettro al pollice e strilleggiava duro Miserlou su un marciapiede. Finita la parte che definerei “a trapano” piazzava il plettro sopra il capotasto e continuava a rockeggiare come diolamanda.
Guarda un po’ qua:
Capito, nel frattempo chiacchiera anche… Comunque non suona un ukulele a 46 corde. E’ un tenore da 8 che solitamente si usa per avere un suono più corposo nelle sezioni ritmiche, mi viene in mente la chitarra acustica da 12 corde. Ovviamente non è una regola e questo video ve la sbatte in faccia.
Taimane appartiene alla schiera di ukulelisti che suonano fissi nei locali hawaiiani, alberghi, ristoranti e se capita anche per strada con gruppetti folti di persone che si fermano a guardare. Proviamo a trasportare l’intera faccenda in Italia e piangiamo l’uno sulla spalla dell’altro.
Ukulele: e così è presa anche a te la smania di imparare.
Inizi a guardarti intorno, vorresti imparare a suonare come Eddie Vedder, trovi un po’ di libri, qualche pubblicazione online ma di roba in italiano nemmeno l’ombra. Per non parlare degli insegnanti, quelli sono ancora più difficili da trovare (Beh… non proprio, ce l’hai davanti agli occhi). Magari ti piacerebbe ascoltare qualcosa quindi vai nel tuo negozio di musica in cerca di qualche CD ma quando glielo domandi ti guardano un po’ straniti e va a finire che torni a casa, apri iTunes e non sai dove cominciare. Ti perdi.
E se ti dicessi che ho l’unico libro di ukulele scritto in italiano che incluso nel prezzo ti regala 40 minuti di musica senza necessariamente accendere un mutuo? Un rivoluzionario ebook interattivo di gran lunga più approfondito di altre pubblicazioni, semplice, alla portata di tutti che va a toccare tutti le fondamenta di ogni ukulelista moderno? Non c’è bisogno di andare in libreria, non devi ordinarlo e aspettare la consegna. Nel giro di pochi minuti l’avrai già a disposizione sul tuo computer. E non serve nemmeno saperlo impugnare: questa guida “vivente” ti metterà in poco tempo nelle condizioni di poter suonare qualsiasi cosa immagini sul tuo strumento nuovo di zecca.
Mi chiamo Luca Tomassini, in arte Jontom. Ho iniziato a muovere i primi passi nella musica a 5 anni su una tastiera giocattolo e sono andato avanti per altri 10 studiando pianoforte. Col passare del tempo ho preso un po’ di diplomi e mi sono innamorato di un ukulele. E’ successo qualche anno fa senza avere la minima idea di come si suonasse una chitarra al di fuori di qualche accordo base. Da lì ho iniziato a perfezionarmi sullo strumento prendendo tutto ciò che internet aveva da offrire e riadattando i miei anni di studi musicali. Ho avuto la fortuna di suonare con grandi artisti e ho iniziato a girare il mondo con il mio strumento.
Ho scelto di creare YOUkulele e scrivere questi ebook perchè credo fortemente nell’ukulele. Il mio obiettivo è diffonderlo come uno strumento eclettico, moderno, semplice ma al tempo stesso difficile da padroneggiare e fare in modo che chiunqua voglia iniziare a suonarlo non si senta perso!
Suona l’ukulele ora… subito!
Saper suonare una chitarra non vuol dire necessariamente saper suonare un ukulele. Sicuramente partirete avvantaggiati ma vi perderete il tocco tipico di un ukulelista restando a metà strada fra il chitarrista “prestato” all’ukulele e il senso di ristrettezza nell’essersi privati di due corde. YOUkulele è pieno di ukulelisti smaniosi di darvi consigli e rendervi più piacevole la vostra permanenza. Per noi esiste un’unica ohana, una grande famiglia su cui ti sei appena affacciato per cui vienici a salutare sul forum e… benvenuto fra noi!
YOUkulele LAB
E’ la sezione didattica di YOUkulele dove potrai trovare gli eBook, insegnanti privati per le lezioni individuali (online e non) e un blog per tenersi aggiornati sui corsi in partenza in tutta Italia e altre notizie. E’ semplice: qualsiasi cosa riguardante il mondo dell’ukulele in Italia la trovi qui dentro.