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by Mauro

Jontom – I need you both

giugno 18, 2011 in Musica by Mauro

Per la recensione del nuovo disco di Jontom, il primo basato sull’ukulele, ho intenzione di violare la una delle prime regole che ci sono state insegnate, fin da bambini. Lo giudicherò dalla copertina. Il design di I need you both è semplice, minimale, sembra davvero un foglio ripiegato in tre più che un vero e proprio cofanetto. In primo piano uno scatto di Francesca D’Urbano che ritrae lo stesso musicista durante una delle sue esecuzioni dal vivo. I colori sono caldi, vibranti, leggermente bruciati sui bordi. Si può notare una certa rispondenza tra la scelta del packaging e il disco vero e proprio.

Posso dire con cognizione di causa di avere visto tanti ukulelisti a questo punto della mia vita. Tanti professionisti, tanti wannabe, tanti che basano il proprio successo sulla simpatia e sul fascino dello strumento. Jontom non appartiene a nessuna di queste categorie. Non solo è un musicista “vero”, ma è uno degli ukulelisti dall’approccio più tecnico sullo strumento, frutto di uno studio e di una ricerca formale costanti e quotidiani. Il suo stile è elegante, improntato a una chiarezza sonora riscontrabile solo nei grandi solisti. Ma veniamo alle canzoni del disco. Il titolo “I need you both” sembra essere un riferimento ai due strumenti di Jontom, il pianoforte, lo strumento con cui si è accostato alla musica, e l’ukulele, strumento di elezione. Il ruolo del piano è sporadico, è una sorta di accompagnamento che serve a dare profondità e a infittire la tessitura sonora nei momenti più drammatici. Le canzoni sono dieci suddivise equamente: cinque canzoni originali e cinque cover. Dentro a questa prima partizione c’è un’ulteriore suddivisione, trasversale rispetto alla prima: cinque brani strumentali e cinque brani con accompagnamento vocale.

Il disco si apre con la bene augurale Fat Moon, non solo una semplice dichiarazione di intenti ma quasi un manifesto artistico, in cui si possono già sentire le diverse tecniche che accompagnano l’ascolto. Proseguiamo con un arrangiamento di Across the universe e l’atmosfera diventa già magica e le capacità evocative dell’ukulele emergono con straordinaria forza. Tutti i dischi, anche i più forti e omogenei hanno una canzone che può essere definita come un diamante, un punto che brilla in maniera indiscutibile. Nel caso di I need you both, il diamante è la terza canzone, Sleep, in cui si realizza un perfetto equilibrio tra voce, ukulele e piano. L’assolo è estremamente raffinato. Con Brown eyed girl, uno dei classici delle esecuzioni amatoriali su ukulele, Jontom dimostra che ci può (ci deve!) essere cura anche negli accompagnamenti apparentemente più semplici. Subito dopo un omaggio a John Lennon, con Imagine, in un arrangiamento messo a punto nel corso del tempo. Nella strumentale Julia vengono mostrate le potenzialità dell’ukulele anche come… percussione, mentre in Fast ride torniamo sulla carreggiata di una canzone di viaggio. Il ritmo fa immaginare immediatamente lo scorrere veloce dei pali della luce al passaggio della propria vettura in autostrada. Quello che stupisce di questo disco è l’esposizione di tematiche così intime con un tono così brillante. Merito dell’ukulele, e in particolare del lussuoso Kanilea K3 con cui è stato inciso il disco. Tears in heaven ha un posto speciale nella musica di Jontom, si potrebbe dire che sia uno dei suoi pezzi feticcio, studiato, limato e riarrangiato fino all’inverosimile. Il risultato è evidente. Every breath you take, arrangiamento strumentale dai Police è il brano in cui è più presente il pianoforte, in un andamento allo stesso tempo raccolto e orchestrale. La canzone conclusiva è l’unica in italiano, e suggerisce che il viaggio iniziato con Fat Moon non si conclude, perché la strada da percorrere è ancora lunga. Resta da dire ancora qualcosa sulla voce di Jontom, che ha accompagnato l’ascoltatore con parsimonia e, si potrebbe dire, in punta di piedi. Il timbro è pulito, melodioso, e solo di tanto in tanto diventa improvvisamente più aspro, quasi ruvido. Per certi versi potrebbe ricordare in Rod Stewart più meditativo e pensante nell’approccio vocale. Un disco per viaggiare con la mente.

by Mauro

Sweet Soubrette – Days and nights

giugno 18, 2011 in Musica by Mauro

Confesso di essermi avvicinato a questo Days and nights con un po’ di paura. La ragione è semplice, avevo amato così tanto Siren’s Song, il primo disco di Sweet Soubrette, che il timore di essere deluso era davvero molto forte. Siren’s song era molto diretto nell’approccio testuale e musicale, eppure così ricco di poesia, dolore e ironia da renderlo un prodotto davvero unico. Devo ammettere che l’ascolto di questo Days and nights ha fugato tutto i miei dubbi.

Il secondo disco di Days and nights esplora strade e sonorità diverse senza abbandonare la via maestra dell’ukulele. Anzi, si potrebbe dire che il caratteristico timbro sia un tratto distintivo della musica di questa sorprendente artista newyorchese.

Il primo impatto è dato da “Gold digger”, il secondo di una possibile trilogia (?) di personaggi femminili negativi. In Siren’s song avevamo la “Homewrecker”, la rovina famiglie. Mentre questa cercava gli uomini per il brivido di trasgredire le leggi non scritte della “decenza”, la cacciatrice di dote è alla ricerca… beh di denaro ovviamente. Denaro per il suo stile di vita dispendioso. L’apertura, con le percussioni insistenti può ricordare l’inizio di Graceland di Paul Simon (senza essere così ideologicamente sbagliato, ovviamente).

City people è una canzone che parla di nuvole e cemento. Potrebbe essere il manifesto di un’intera generazione di donne che ora si trovano a trent’anni senza una guida, senza i classici riferimenti che hanno avuto le generazioni precedenti (“you’re older than your parents were when you were born”). L’unione di violini e musica elettronica è dissonante, eppure al servizio del testo in una maniera che te lo fa entrare sotto la pelle.

Days and nights è la title track, una canzone marcatamente autobiografica in cui le sonorità dell’ukulele tornano preponderanti. Anche qui l’apporto di Heather Cole al violino è fondamentale. Chi invece ha familiarità con il lavoro di Henri Laborit, non mancherà di riconoscere il tema della traccia successiva, Avalanche: la paralisi dell’azione. Anche in questo caso atmosfere intense, create da una fitta tessitura di percussioni.

Laws of conservation è una delle mie canzoni preferite dell’album. Non mi è mai capitato di sentire una canzone sulla tristezza dell’immutabilità delle cose così accessibile, poetiche e a suo modo persino allegra. Nel testo ci sono momenti di poetica arguzia (“if the people in your memory could keep each other company… would that make you less lonely?”). Questa traccia segna un’ideale prima parte dell’album, che poi ritorna su strade più personali, più intime, con A lot like being alone, canzone di notte gucciniana ma con una sensibilità tutta femminile, Jetty e Tenderness. Petit sourir è un’affascinante ninna nanna cantata in francese e in inglese. La marcia dei soldatini di legno è inclusa nelle sonorità del pezzo. Stick around è una canzone che unisce immagini molto eteree a simboli fin troppo concreti nella loro materialità. Legami fisici e legami mentali vanno di pari passo. Snow White & Rose Red risponde a tutta una serie di domande che erano sorte nell’ascolto di altri brani (“There is no raising girls like us, we have to raise ourselves”). Quindi chi se ne importa delle strade battute, dei presunti insuccessi e persino della paura del futuro. Si può imparare da tutto e andare avanti. Sweet Soubrette sta sicuramente andando avanti. (L’album si può trovare su Itunes).

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aNueNue Papa II Concert

giugno 1, 2010 in Recensioni Ukulele by admin

Gli aNueNue sono una marca relativamente nuova nel panorama degli ukulele di fascia media. Sono un ottimo esempio di come anche in Cina si possano sfornare prodotti di qualità, altamente competitivi. Secondo me qualche difetto c’è: uno su tutti l’action un po’ troppo bassa ma in complesso il giudizio sullo strumento resta più che buono.

Fasce, fondo e tavola sono in laminato come gli entry level e questo potrebbe far storcere la bocca a molti che di fronte alla cifra che spendono vorrebbero un ukulele solid. Però suonano meglio dei fratelli minori, merito di un’attenzione ai dettagli fuori dal comune. Anche l’estetica non è malaccio, con le decorazioni sulla tavola che rendono ogni aNueNue facilmente riconoscibile dagli altri prodotti in commercio.

E’ disponibile su mercatinodellukulele.it.

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Kiwaya KS-4P Pineapple

maggio 30, 2010 in Recensioni Ukulele by admin

L’ukulele ufficiale di Pasta e Patate! La recensione viene dritta dritta da Marco (Pasta)…

I Giapponesi sono degli amanti dell’ Ukulele, strumento suonato in ogni parte del paese, soprattutto nelle isole di Okinawa, delle vere e proprie Hawaii!
Dal 1919 esistono i Kiwaya Ukuleles, imbracciati da molti famosi musicisti locali dell’ epoca, questa marca raggiunge la meritata popolarità verso gli anni 50.
Purtroppo verso i primi anni ’60 la Kiwaya vive una grande crisi, la moda Rockabilly era scoppiata in Giappone e nessuno suonava più l’ Ukulele. Ma per fortuna si sono ripresi ed oggi possono presentarci una bella scuderia di strumentini, gli unici giapponesi distribuiti sul mercato statunitense.

Quello in questione fa parte della serie “Eco”, un soprano leggerissimo, con un Corpo di legno Koa lamellare, estremamente sottile. 12 Tasti con manico in Palissandro, meccaniche placcate in oro.
Poche rifiniture, esteticamente grezzino, sembra veramente un ananas scavato nel legno!
All’ acquisto monta delle corde nere, penso in plasticaccia, che però suonano molto meglio delle solite cordacce nere! Basta cambiarle con delle corde Aquila per sentire tutto il suono caldo e potente di questo ukulele del sol levante.
Il prezzo si aggira intorno ai 280 euro, che a detta di tutti quelli a cui l’ ho fatto provare, li vale fino all’ ultimo centesimo ;)

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Mahi Mahi Willow Tenor

maggio 29, 2010 in Recensioni Ukulele by admin

Un altro Tenore Mahi Mahi che si aggiunge all’87G recensito un po’ di tempo fa. A differenza del primo il suono del Willow è molto più squillante, sicuramente in merito alla tavola in cedro che in accoppiata con le corde Aquila rende quest’ukulele uno dei modelli più “rumorosi” che abbia mai sentito. Le meccaniche mi sembrano buone e anche l’action è un giusto compromesso fra velocità ed espressività.

A paragone di prezzo vi potrebbe venire voglia di acquistare un Ohana o altri strumenti delle isole però vi consiglio di non sottovalutare questo modello…

Al Capangelo scrive direttamente sul mercatino:

“Il mio uke preferito, suono caldo, intenso…un Bourbon! Ha un ottimo manico e e meccaniche perfette, il suono è jazzato e leggermente nasale. Lo consiglio vivamente”

E’ disponibile su mercatinodellukulele.it.

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Ohana Sopranino

maggio 28, 2010 in Recensioni Ukulele by admin

Cercherò di approcciarmi a questo modello con gli occhi di chi vuole tirarci fuori un po’ di musica. Anche perchè se dovessi giudicarlo in funzione del suo impatto visivo e scenico non avrebbe rivali: è minuscolo e bellissimo.

Trovo un po’ di difficoltà ogni volta che metto le mani su un Soprano. Ha pochi tasti, solitamente intorno ai 12/15, lo spazio è ristretto e ogni volta che eseguo uno stoppato non ho mai quel rimbombo che invece riesco ad ottenere su un Tenore. Figuriamoci su un Sopranino…. Ha 3 tasti in meno di un Soprano e una brillantezza fuori dal comune. Sembra quasi di essere un Chipmunk alle prese con il rock. La potenza sonora di questo modello non è assolutamente fra i suoi punti di forza e come se non bastasse ho riscontrato un’action un po’ troppo bassa che rende ancora più improbabile qualsiasi altra tecnica che si discosti da un tradizionale 4/4 hawaiian style col pollicione in fuori.

Certo che però è figo. Costasse 30 Euro magari un pensierino ce lo farei. Per il momento no.

E’ disponibile su mercatinodellukulele.it.

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Fluke Hibiscus Tenor

maggio 28, 2010 in Ukulele reviews by admin

I Fluke sono degli strumenti controversi. C’è chi li adora e ne decanta le qualità, il fatto che siano costruiti in America, che abbiano un design innovativo e chi li disprezza dicendo che suonano male e che sono semplicemente dei giocattoloni 2.0 ad un prezzo spropositato.

Sono stati ideati da Jim Beloff aka Jumpin’ Jim, famoso per i suoi libri didattici, e hanno preso piede nel nostro mondo per un milione di motivi differenti. La prima nota di merito va sicuramente alle meccaniche Grover, di ottima fattura montate su strumenti solitamente di fascia alta. La seconda è la leggerezza. Suoni un Tenore ma ti sembra di imbracciare un Sopranino.

Però c’è un piccolo particolare: sono di plastica. Cioè, non interamente di plastica… la tavola, il manico e il ponticello sono in legno però la tastiera, quella su cui farai scorrere per ore i tuoi polpastrelli è in plastica stampata. Da un lato potrebbe anche essere vista come cosa positiva riducendo di molto l’usura… però… è comunque plastica. Per giunta pagata a peso d’oro.

Vale la pena spendere di più per uno strumento con questa caratteristica solo perchè non è stato realizzato in Cina? Non saprei, preferisco affidarmi ad altre marche che magari assemblano i loro ukulele in Asi ma che sono comunque garanzia di qualità per la scelta dei componenti. Soprattutto paragonati ad un Fluke che per quanto possa essere 100% USA resta sempre e comunque di plastica.

E’ disponibile sul mercatinodellukulele.it.

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Kala Travel Uke Soprano

maggio 28, 2010 in Recensioni Ukulele by admin

Copio e incollo le specifiche tecniche direttamente dal mercatino: Tavola in abete solid, fasce e fondo in lacewood solid, tastiera e ponte in palissandro. Il lacewood è un legno bellissimo, con marezzature puntinate rosa su fondo dorato, un effetto quasi tridimensionale.

E in effetti è uno strumento fichissimo da vedere, da suonare e da ascoltare. Il volume in uscita sembra quasi maggiore di molti altri Soprano ed il tono è abbastanza brillante, merito del legno di quercia (lacewood). Inoltre pesa pochissimo (e te credo è la metà) quasi quanto un RISA stick, altro strumento “da viaggio”.

E’ disponibile su mercatinodellukulele.it.

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Eleuke SL-T Tenor

maggio 26, 2010 in Recensioni Ukulele by admin

Gli Eleuke sono conosciuti soprattutto come ukulele elettrificati solid body. Senza un amplificatore non li senti… cioè si però ovviamente non al volume che ti aspetti. Si scontrano con un’altra linea di ukulele elettrificati, quelli della RISA, leggermente più cari.

Non me ne volete male ma non mi sono mai piaciuti più di tanto. Il design lo trovo forzatamente ricercato e a livello di qualità non mi sembrano il massimo della vita. L’SL-T in mogano non è da meno. L’ho inciso in un pezzo e per tutta la durata della registrazione ho dovuto fare i conti con un’action da corde d’acciaio su un ukulele con corde Aquila. Prima siamo stati a combattere con l’alloggio della batteria sul retro… Abbastanza minimale con la 9 Volt che viene semplicemente appoggiata all’interno senza nemmeno bisogno di fare pressione.

Certo, il risultato alla fine è buono soprattutto quando avete in mente di registrarlo insieme ad altri strumenti oppure di suonarlo dal vivo nella vostra band ma il tutto è così terribilmente “cheap” che mi fa comunque storcere la bocca.

L’ultima serie di ukulele Eleuke vi da la possibilità di collegare un lettore mp3 per suonare sopra le vostre basi. Concettualmente è una bella cosa ma in pratica mi chiedo quanta qualità ci possa essere in trilioni di cose racchiuse in poco più di cento euro. Mettete da parte un po’ di soldi e andate tranquilli su un RISA.

E’ disponibile su mercatinodellukulele.it.

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Ohana TK-20 Tenor

maggio 26, 2010 in Recensioni Ukulele by admin

Ho avuto l’opportunità di provarlo pochi giorni fa. Lo suona Max De Bernardi e un motivo ci sarà: Il tono è abbastanza brillante e rispetto ad altri modelli Ohana ha un look più minimale, senza gloss, con semplici finiture bianche. A me personalmente non ha entusiasmato tantissimo ma credo sia più che altro per una questione di gusti: preferisco altri tipi di suoni. Questo è una via di mezzo fra un Tenore “caldo” e uno “squillante”.Ha il manico in mogano e le fasce in laminato e lo consiglio in particolar modo a chi sta cercando in un Tenore l’espressività di un Soprano ad un prezzo più che accessibile.

E’ disponibile su mercatinodellukulele.it.