Lettera aperta di Paul Moore - Ukuleles for Peace

22 luglio 2014
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Categoria: Varie
22 luglio 2014,  0

Non c’è nessun’altra via al di fuori della pace

Quando la guerra viene a reclamare la terra in una regione come la nostra costituita da persone di credo religiosi differenti, quando il conflitto prende il sopravvento zittendo il dialogo con la violenza, noi tutti veniamo messi alle strette. Ci rannicchiamo nei nostri angoli, restiamo uniti pur non riconoscendo i nostri leader e chi ci rappresenta. Ci sentiamo abbandonati, vittime di un conflitto in corso contro un diavolo molto più potente di noi. Crescono l’odio, la rabbia, la paura e l’amore diventa una comodità rara che non pensiamo di poterci permettere.

Dovremmo credere che all’improvviso i nostri sforzi per coesistere vengano spazzati via e la nostra opera logorata dalle nostre “identità”? Nel frattempo il nostro essere Ebrei, Arabi o qualsiasi altro titolo prende il sopravvento e se non iniziamo a prestare più attenzione, in questi giorni la nostra umanità rischia di frammentarsi ancora di più dentro il gioco delle accuse. Chi ha ragione e chi ha torto.

Noi di Ukuleles for Peace, insieme ad altri gruppi per la coesistenza non vogliamo la guerra. Questo è il motivo per cui continuiamo a lavorare, a camminare verso la pace insieme ai nostri bambini, nella speranza che crescano senza paura né odio reciproco.
Questi bambini un giorno cresceranno e tutti noi ci auguriamo che riescano a trovare gli strumenti per una pace duratura attraverso le spaccature religiose, politiche e storiche che fino ad oggi continuano a tenerli così lontani.

Se solo quel sentimento potrà attraversare questi solchi per riecheggiare lontano, sarà allora che ci ritroveremo di nuovo uniti, nell’unico modo possibile. Altrimenti l’alternativa è fin troppo semplice: la distruzione di uno delle due fazioni oppure lo sterminio di entrambe.

Cosa vogliamo? A cosa servono realmente i nostri leader? Saremmo in grado di rimpiazzarli senza paura di ritorsioni? Continuano a sbagliare e a questo punto mi domando se non siamo forse noi a non avere bene in mente ciò che vogliamo. In quanto popolo siamo tenuti ad agire, dobbiamo essere noi a costruire le strade verso la pace, dobbiamo essere noi a mostrare ai nostri leader quello che vogliamo, non soltanto limitarci a chiedere!

Siamo in grado di pensare fuori dagli schemi imbrigliati di ciò che chiamiamo quotidianità? Non vogliamo forse camminare liberi e celebrare le nostre differenze culturali in mezzo a bellezza, parole di saggezza e musica di gioia?

Aspetto il giorno in cui potrà esserci una partita di calcio fra Israele e Palestina, dove all’entrata nessuno si preoccuperà più di bombe, pistole o coltelli, in cui ci sarà un pubblico intento a godersi l’amichevole rivalità agonistica, pronto ad applaudire le gesta di ciascuna fazione. E alla fine chi uscirà sconfitto potrà tornare a casa serenamente, in pace.

Amici miei, io dico che la coesistenza è l’unica via.

Dovremmo continuare a lavorare diligentemente ogni giorno per ottenerla anche quando ormai la pace sarà un dato di fatto. Sì, sono un ottimista perché sono stato io a portare i bambini in questa realtà, allontanando ogni mio nipote da ignobili violenze e conflitti senza fine mentre li avvicinavo ad un mondo di condivisione e amore verso ogni essere senziente.

Paul Moore.

Galilea, Fondatore di “Ukuleles for Peace”

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