Invadiamo le Hawai'i

5 luglio 2010,  1

Una sera mi sono messo a parlare con un mio amico di liuteria italiana. Durante il Rinascimento è innegabile che abbiamo spaccato culi a tutta callara… vi basti pensare a Stradivari e Guarneri. Signori qua si facevano violini di cristo che ci invidiano ancora.

La considerazione più ovvia che ci è venuta è stata: “Vabbè ma scusa, possibile che nessun liutaio italiano si è ancora deciso a invadere le Hawai'i? Cioè: con la reputazione che abbiamo qualche pezzo di liuteria si potrebbe pure piazzare… Ed inoltre saresti l'unico a farlo! Possibile che nessuno fiuti l'affare e il prestigio che si cela dietro un'operazione del genere?”

Effettivamente immaginatevi la scena. Per carità i vari Kamaka e Kanilea sono delle vere e proprie istituzioni ma provate a pensare a “gli italiani” che approdano in quel mercato. Dai… PRICELESS.

Purtroppo credo che le marche italiane siano un po' diffidenti nei confronti di un mercato ancora in erba qui in Europa e soprattutto c'è da fare i conti con i costi di produzione.

Magari con una cifra definita tiri fuori 5000 ukulele di produzione costruiti in Cina che sei più o meno sicuro di piazzare in virtù del costo abbordabile. Scegliere di destinare lo stesso budget per 500 ukulele di liuteria è una sfida.

Personalmente credo ci si debba provare però è ovvio che sto parlando con gli occhi dell'ammiratore e di certo non con quelli da imprenditore…

  • Valerio Pennisi

    Parlare da imprenditore in campo di liuteria è una cosa a dir poco impossibile 🙂
    Vai tranquillo JT, sto preparando l’esercito di pulci per invadere le Hawai’i…
    Il problema per gli artigiani che fanno ukulele è il costo di produzione, il costo della mano d’opera (da manuale si parla che per costruire una chitarra acustica ci vogliono circa 1000 ore)….bignorebbe abbattere molti costi, io ci stò provando…abbattere costi senza rinunciare alla qualità…

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