I falsi miti dell'ukulele

18 ottobre 2014
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Categoria: Varie
18 ottobre 2014,  0

Prendo spunto ed estendo un articolo in inglese sui falsi miti intorno all’ukulele che secondo me vale la pena leggere: http://jeffburtonmusic.com/2014/10/16/the-great-ukulele-myth/
Mi rifaccio inoltre anche ad un paio di spunti venuti fuori sull’Ukulele Club Italia.
Sono solo leggende metropolitane? Dipende da come la vedi però un fondo di verità forse c’è…

1. L’ukulele è “hip”

Per “hip” intendiamo un oggetto alla moda, trendy, figo ecc. ecc. È in parte vero, in parte no. Lo strumento di per sé, a prima vista in effetti è figo. Sembra una chitarra in miniatura e la prima impressione è quasi sempre positiva. Però va anche detto che nella stragrande maggioranza di Festival in giro per il mondo, l’età media si aggira intorno ai 50 anni. Quanto possa esserci di trendy in un target del genere, è tutto da verificare. I principali ukulelisti, parlando dal punto vista prettamente estetico, spesso non fanno tendenza ma rappresentano una nicchia. L’unica eccezione potrebbe essere il filone a cui fa capo Jake Shimabukuro che in effetti è seguitissimo anche dai giovani.

2. L’ukulele è facile da suonare

Sì e no. Perché se iniziare a suonare vuol dire imparare a memoria 3 posizioni e suonarle in maniera semplice ed anonima, siamo tutti d’accordo che potremmo riuscirci anche sul pianoforte. In questo, l’ukulele non costituisce eccezione. C’è però da dire che sul pianoforte un accordo lo suoni con 3 dita e sulla chitarra devi premere un po’ di corde. Sull’ukulele invece, puoi utilizzarne soltanto uno e la pressione da esercitare sui tasti è minore. Per via delle dimensioni, inoltre, per un bambino sarà più semplice suonare un ukulele Soprano rispetto ad una chitarra folk.

3. L’ukulele è lo strumento del sorriso

Detto in maniera un po’ diretta, l’ukulele è un pezzo di legno con quattro corde a cui non è legato nessuno stato emozionale. Le canzoni divertenti le puoi suonare anche su un pianoforte e se è vero che il suono che esce da un Soprano sembra essere perfetto per i contesti cabarettistici, è altrettanto vero che lo stesso scopo lo può raggiungere anche una big band.
Inoltre, limitarsi a suonare canzoni semplici o sorridenti non vuol dire suonare uno strumento. Ti è concesso il beneficio di studiarlo per andare a sviscerare qualsiasi cosa possa essere possibile su quelle due ottave, dal blues al rock passando per la musica classica. Pezzi tristi inclusi. Se poi andiamo a pensare che l’ukulele delle origini veniva utilizzato come accompagnamento musicale nei riti sacri, possiamo comprendere come la sua natura sia in realtà molto più sfaccettata.

C’è comunque da riprendere il punto 1 e cioè il look dell’ukulele, spesso responsabile della prima impressione giocosa e divertita.

4. L’ukulele può curare le malattie mentali

La musicoterapia ha il suo valore ma non predilige l’ukulele. Puoi raggiungere determinati risultati attraverso l’utilizzo di alcune frequenze e combinazioni armoniche ma in tutto questo, l’ukulele c’entra ben poco. Come detto prima, è uno strumento che ti serve per creare musica. Vestirsi con abiti sgargianti e suonare da cani i Beatles non ha alcuna valenza scientifica, non ci vedo molto espressività ma piuttosto il tentativo di esprimersi che potrebbe anche andare a buon fine se dietro ci fosse stato uno studio/pratica più approfondito. Ha più senso suonare bene, che si tratti di un liuto o di un ukulele. È da lì che poi possiamo toccare con mano qualche risultato.

5. I gruppi di ukulele sono sempre divertimento a mille

No. Sono gruppi di persone ed in quanto tali non è automatico farli corrispondere a ore di divertimento sfrenato. In qualsiasi gruppo c’entra sempre la politica anche solo a livello concettuale. Che si tratti di un gruppo di ukulele o di un gruppo Rotary è sempre la stessa cosa: sono persone che si riuniscono dietro un’idea condivisa ma alla fine la differenza la fanno loro, non l’idea. Nel suo articolo Jeff afferma che alla fine, in ogni gruppo le persone che svolgono il grosso del lavoro sono sempre una o due e questo, purtroppo, è un pensiero condivisibile.

Tutto ciò per dire che un gruppo di ukulele non sempre è sinonimo di divertimento: ci sono altri fattori in ballo che determinano l’equilibrio del gruppo, a volte personali, altre volte culturali. Ad ogni modo c’è da tenere in conto che non sempre la cosa più bella e appagante corrisponde al suonare in gruppo seguendo i denominatori più bassi. Pertanto puoi trovare il divertimento a mille nel proseguire da solo ed appagarti sullo strumento mentre per altre persone, l’esperienza del suonare insieme a volte resta il pretesto ideale per passare un po’ di tempo insieme. Ma a quel punto il divertimento a mille è una conseguenza sociale.
Ovviamente non esiste la verità, sono solo modi diversi di vedere la cosa.

6. L’ukulele è ovunque

Sì e no. Perché chi lavora in campo musicale può certamente affermare di aver visto la presenza di questo strumento in un bel po’ di arrangiamenti ma al di fuori, non ha ancora fatto seguito la sua adozione da parte di musicisti affermati a livello globale.
Si parla ancora di nicchie e bisogna riflettere su quanto le subiamo quotidianamente. Alcuni ancora non sanno nemmeno cosa sia un ukulele, altri invece hanno raggiunto un livello di saturazione tale per cui al prossimo album di ukulele si rannicchieranno in un angolo cominciando ad urlare.

Inoltre, se davvero fosse ovunque, le band che propongono ukulele dal vivo avrebbero le stesse difficoltà di chi propone rock dal vivo nella classica band a 3 o 4 elementi.

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