Guida pratica al banjolele

4 aprile 2013
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4 aprile 2013,  3

Il banjolele è nato intorno agli anni venti, come si può intuire ha accordatura da ukulele, generalmente scala soprano o concert ma possiede una cassa da banjo, caratteristica che dà un tocco particolare al suo suono.

Come appunto il banjo, il modo in cui si trasmette il suono, dal ponte alla “pelle” tesa sulla cassa, dà un timbro molto secco, breve sustain – durata delle “note” – a favore di un volume maggiore e di un “attacco” immediato. Sul suono poi incidono i materiali e lo spessore della cassa, il suo diametro e il tipo di pelle utilizzata su di essa. Altra differenza importante riguarda la presenza o l’assenza di un risonatore:

Presenza: close-back o resonator; la cassa è chiusa da un fondo che non fa disperdere il suono e lo indirizza verso l’ascoltatore.
Assenza: open-back o cassa aperta; la cassa è aperta, a parità di volume il suono si disperde in più direzioni e può venire smorzato o meno col corpo di chi suona

Il banjolele si adatta perfettamente all’esecuzione di bluegrass, blues, oldies anni 20/30 e tecniche particolari che generalmente sono associate al banjolele sono lo split stroke (in primis) George Formby…

…e direttamente dal banjo il clawhammer.

Chi trova un banjolele trova un tesoro

La scelta migliore sarebbe cercare nel vintage, spesso si trovano occasioni a prezzi accessibili e con una minima sistemata (meccaniche, pelle e tendicorde sono le parti più intaccate dall’usura/tempo) possono diventare degli autentici gioielli.
Per quanto riguarda i prezzi del nuovo di buona qualità, difficilmente si può scendere sotto i 250-300 Euro (o Dollari), per il costo delle materie prime dell’hardware in primis.

Vintage:
Gibson UB1 (6 pollici di cassa)
Gibson UB2 (8 pollici di cassa) & more
Vega
Dixie
Abbot e Ludwig
Melody
21esimo secolo:
Goldtone
Firefly
Lanikai
Anuenue
Eddy Finn
Wim van der Leden

Ci sono rare eccezioni sotto i 200 € che hanno aggirato il problema limitando al minimo l’hardware, il firefly banjo (non ha meccaniche tendicorde) e il Wim van der Leden (dove tutto viene fatto molto…casalingo)

A cura di Davide “fulmunauta” Camilletti

  • ombracorta

    Bravo Davide, bell’articolo!

  • Mitico Fulmunauta!

  • waw condivido subito!!!

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