(Italiano) Jontom – I need you both
June 18, 2011 in Music by Mauro
Sorry, this entry is only available in Italiano.

June 18, 2011 in Music by Mauro
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June 18, 2011 in Music by Mauro

I must confess I was a bit anxious when I first pressed play and began listening to Days and nights.I loved Siren Song, Sweet Soubrette’s first record, so much that the fear of disappointment wassomething very real. Siren Song was very straightforward in words and music, and yet it was so richin poetry, suffering and irony as to make it something really unique. Listening to this CD swept allmy doubts in a matter of seconds.
Days and Nights shows a lot of research in new sounds and atmospheres, but the ukulele is still atthe foundation of Sweet Soubrette’s unique path. Indeed, one could say that the gentle timbre of theukulele has become a signature of this New York artist, both visually and acoustically.
Now to individual songs. “All That Glitters” sounds like the second character of a possible trilogyof bad girls. In Siren Song we had the “Homewrecker,” a thrill seeker going after married men.What the gold digger is after… well it’s very plain to see: she is certainly a very high-maintenancegirl. The opening percussion reminded me the beginning of Paul Simon’s Graceland (luckilywithout being so ideologically wrong).
“City People” is a song about clouds and concrete. The delicate sound of the violin mixes andclashes with electronic sounds, all in service of a very peculiar text. “City People” could be inmany ways the manifesto of an entire generation of women who now find themselves lacking thecertainties of the previous generation: “You’re city people: you like to live alone. You’re older thanyour parents were when you were born.” There is something about this song that gets under the skin.
Then we go straight to the title track, “Days and Nights,” which sounds markedly autobiographical.It is not by chance that here the ukulele returns as a lead instrument. The importance of HeatherCole’s violin emerged already in City people, but here it becomes a constant.
Those familiar with the work of Henri Laborit will recognize at once what “Avalanche” is about:paralysis of action. Apart from the powerful imagery in this song, I would say this is the mostphilosophical song of the album.
“Laws of Conservation” is my all-time favourite. I have never heard a song on the sadness ofthe immutability of things so accessible, even poetic and somewhat cheerful. In the lyrics SweetSoubrette’s poetic wit returns in all its irony: “If the people in your memory could keep each othercompany, would that make you less lonely?” “Laws of Conservation” marks the end of an ideal “Aside” of the album, all devoted to experiments and to new paths.
The “B side,” if I can call it that, returns to more intimate and delicate sounds, almost continuingthe exploration of a girl’s soul started in Siren Song. There is a lot of sensitivity in “A Lot LikeBeing Alone” and “Jetty.” “Tenderness” is spiced up blues with an interesting concept abouta “biting love.” “Petit Souris” is another favourite of mine, a fascinating lullaby sung in Englishand French about a little mouse, which incorporates the sound of the march of the woodensoldiers. “Stick Around” manages to put together two different images of bonds: the material(“staple yourself to me baby”) and the spiritual. “Snow White & Rose Red” ideally answers toa lot of questions asked in the previous songs: “There’s no raising girls like us, we have to raiseourselves.” So who cares about the beaten track, present failures and doubts about the future. Everysingle step is a new lesson, you just have to learn and move on. Sweet Soubrette is certainly movingon, and I like this new path, a lot.
August 10, 2010 in Music by Jontom
Era scontato che prima o poi me ne uscissi con un articolo su James Hill. Ricordo le mie prime settimane con l’ukulele andando in giro su youtube in cerca di video fichi sullo strumento. Da lì iniziai a farmi l’idea che c’erano due mostri sacri: Jake Shimabukuro e James Hill. Magari mi sbagliavo però la potenza mediatica di questi due era di gran lunga superiore a quella di tutti gli altri.
Su James Hill ero in grado di trovare qualsiasi tipo di performance: dal cabarettistico spinto allo sperimentale con lui che suonava l’ukulele con le bacchette. Non è che ci misi troppo a rendermi conto della grandezza dei suoi attributi. Ciò che lo differenziava da JS era lo stile: il primo puntava molto di più su assoli a note singole spaziando in più generi mentre il secondo, la maggior parte delle volte tirava fuori arrangiamenti con accordi complessi e molto spesso suonava folk.
James Hill è un ukulelista canadese cresciuto sotto l’ala protettrice di Paul Luongo. Il suo ultimo lavoro, “True Love Don’t Weep” è un album folk inciso con la partecipazione della sua ragazza violoncellista, Anne Davison. Più recentemente ha istituito tramite Ukulele in the Classroom un Certification Program per creare nuovi maestri d’ukulele.
Vi linko il video che me l’ha fatto conoscere…
Sito ufficiale: http://ukulelejames.com/
August 6, 2010 in Music by Jontom
Neal suona l'ukulele funky. Credo abbia un retaggio da chitarrista, si intravede… ma nonostante questo è un ottimo spunto per studiare e fare esercizio.
“Gossip” è stato uno dei brani più votati per l'Ukulele Video of the Year, si trovano le tablature un po' ovunque, nel frattempo beccatevi il video:
Si, ok si perde qua e là nel cazzeggio ma è comunque una grande dimostrazione di potenza e un motivo in più per studiare SERIAMENTE l'ukulele prima di andare a conquistare il mondo.
July 10, 2010 in Music by Jontom
Gli Ooks of Hazzard sono una gran figata. Si tratta di una band folk composta da sette ukulelisti, un fisarmonicista e un percussionista. Se vai sul loro myspace trovi 36 amici e assoluto menefreghismo nei confronti delle apparenze. In pratica non hanno nemmeno un sito internet. Uno “sticazzi” assoluto! Però è uno di quei casi in cui la musica parla da sola senza avere bisogno di biglietti da visita…
Se ne sono usciti con un singolo, la cover di Kids dei MGMT, gruppo techno pop che un paio di anni fa ha sfornato il pezzo in questione. E l’hanno fatto in maniera incredibile. Perfettamente coordinati fra loro, in grado di costruire un intreccio di frasi meraviglioso che fa sembrare l’Ukulele Orchestra of Great Britain e i loro tremila accordi in contemporanea una cacatina.
Il pezzo è in vendita su iTunes a 99 centesimi e ti viene voglia di obbligare tutto il mondo a comprarlo. Ragazzi… 99 centesimi per supportare il lavoro splendido che stanno portando avanti questi ragazzi. Speriamo solo che ne facciano altri il più presto possibile.
PS: Stimo troppo gli occhialini tondi del terzo a sinistra.
June 7, 2010 in Music by admin
Aldrine Guerrero è il boss di Ukulele Underground. Cioè, non proprio… ci sono anche altri che lavorano dietro le quinte però è lui quello che ci mette la faccia con lezioni di ukulele online e oceani di video. Nato a Manila, si è trasferito alle Hawaii e ha iniziato a frequentare il giro di Jake e compagni… ha appreso la nobile arte dell’uke piuttosto bene e quindi ora se ne va in giro allegramente a suonare. Tempo fa se n’è uscito con il suo album “Suite 409″ che CDBaby e iTunes mettono sotto la categoria Rock.
CDBaby e iTunes non capiscono un cazzo.
Tutti i pezzi cantati di questo disco… ripeto TUTTI i pezzi cantati sono delle ballad r’n'b acustiche che farebbero morire d’invidia Craig David. C’è anche un rapper… dove lo vedi il rock, dico io. Aldrine è bravo e lo dimostra ampiamente su “Bandito Tyler”, il problema è che si lascia un po’ troppo andare alla vena cafona da West Coast. Oltretutto quando scegli di entrare nel settore Urban ti scontri con una marea di super produttori che fanno sembrare la tua traccia migliore come una cacatina concepita nei ritagli di tempo. E purtroppo la qualità sonora di questo album non è eccezionale: il suono è troppo compresso e le chitarre (ukulele e chitarra acustica) fin troppo artificiali.
Restano però delle belle chicche: “Bandito Tyler”, “Uke On a Stick”, “Schizophrenic Snowflakes” e “Cecilia” sono delle belle composizioni in cui Aldrine finalmente da pieno sfogo della sua tecnica ed espressività. Meritano almeno un paio di ascolti e uno studo approfondito…
In definitiva “Suite 409″ non è malaccio. Se fosse stato prodotto leggermente meglio avrebbe fatto impazzire gioia gli amanti del genere e magari aperto una bella parentesi nel panorama Urban.
June 3, 2010 in Music by admin
Il primo album di cui voglio parlare su YOUkulele è Exact Change di Victoria Vox. Ho avuto modo di sentirlo in due versioni: al completo su CD e live solo con ukulele e voce. Certi detrattori di Victoria le imputano degli arrangiamenti non proprio eccezionali mentre al contrario, quando si esibisce da sola diventa fenomenale. E’ probabilmente per questo motivo che le chiedono a gran voce un album live e a tale proposito ce ne ha parlato la diretta interessata nell’intervista fatta a Sarzana.
Innanzitutto c’è da dire una cosa: rispetto alla maggioranza degli ukulelisti più rappresentativi i suoi album sono diversi. Non hanno gli arrangiamenti tipicamente etnici e delle basi spesso a buon mercato. Non creano semplicemente un tappeto sonoro per far risaltare l’ukulele piuttosto si concentrano sul sound complessivo che non è mai affidato per intero al binomio chitarra e ukulele. Ad esempio, su Exact Change abbiamo modo di apprezzare la Boulder Acoustic Society e la discreta produzione di Mike Tarantino.
E’ di fatto un’artista pop non solo un’ukulelista e questo credo sia dovuto soprattutto alla sua formazione a Berklee che le ha permesso di concepire i suoi brani non soltanto come un escamotage per far sentire il suo ukulele ma come una forma espressiva più concreta e generale.
Purtroppo è qui che Victoria cade in una contraddizione. Il pop, almeno per definizione, è musica per le masse e in quanto tale siamo abituati a recepirlo con strumenti di massa, ampiamente consolidati nel panorama musicale e facilmente identificabili ad un primo ascolto. Una musica pop “diversa” viene molto spesso etichetta con il suo sottogenere diventando una nicchia per pochi eletti. Perde la facilità d’ascolto tipica del suo genere madre e se ci si approccia come fosse “pop” qualsiasi molto spesso si rimane delusi.
Victoria è un’artista pop di nicchia. Al primo ascolto il suo CD resta lì a vegetare ma già dal terzo inizi ad ascoltare le sue idee musicali e a capire l’estrema funzionalità della sua veste. E’ un lavoro molto intelligente che screma il 50% degli ascoltatori distratti tenendosi stretti quelli che ci riprovano. Ogni tanto ha delle cadute un po’ troppo retrò per chi cerca il pop (Mon Cherì) ma in altri momenti riesce nell’intento di far passare l’ukulele come lo strumento più ovvio per accompagnare una chitarra distorta (Oh I Wonder, Mother Nature, Technicolor Way).
In definitiva, se amate l’ukulele e volete vedere fin dove può arrivare, se siete già stanchi di migliaia di dischi in cui l’ukulelista vi fa “semplicemente” sentire quant’è bravo, “Exact Change” è un acquisto obbligato. Vi assicuro che più passa il tempo è più vi renderete conto del lavorone che hanno fatto.
Acquistalo su iTunes oppure direttamente dal sito di Victoria Vox (Victoria inserisce una piccola nota di ringraziamento in ogni CD spedito).
PS: Il packaging di “Exact Change” è uno dei più belli che abbia mai visto.
June 1, 2010 in Music by admin
Ciò che segue è qualcosa da raccontare ai figli che a loro volta lo racconteranno ai propri che avranno il compito di tramandarlo di generazione in generazione. Siamo in Australia e sta suonando sul palco l’idolo locale (nonchè mondiale) della chitarra acustica Tommy Emmanuel. E’ già da un po’ che gli ha preso il vizietto di fare serate con Jake e ciò che segue è una loro esibizione. Se “While My Guitar Gently Weeps” eseguita su ukulele a Central Park è stata una delle cause scatenanti per cui ho iniziato a suonare, questa versione con Tommy Emmanuel è una di quelle cose che ti fanno fare pace con la vita.
L’audio non è un granchè ma nonostante tutto credo si possa apprezzare a pieno l’esecuzione, il coinvolgimento e la tecnica che hanno da offrire questi due artisti. E’ una delle ragioni per cui non mi stancherò mai di studiare e di storcere la bocca di fronte a chi si sente ukulelista appagato dopo la prima valanga di pezzi in Do che tira fuori dal suo strumento. Tocca farsi un esame di coscienza di fronte a questi due e non deprimersi troppo di fronte a un’esibizione del genere.
Piccola considerazione personale: offrire un duo di chitarra acustica e ukulele a questi livelli potrebbe essere un toccasana per rivalutare l’immagine della “chitarrina” nel Belpaese. Dal canto mio ci lavorerò sopra… Anzi, ho già iniziato. In attesa di qualcosa del genere diffondete questo video e bullatevi di avergli fatto conoscere una cosa talmente grandiosa (se già non ne fossero a conoscenza).
May 31, 2010 in Music by admin
Oppure Jumpin’ Jim. Parliamoci chiaro: non è un fenomeno dell’ukulele però ha dato e sta continuando a dare tantissimo a questo mondo. E’ un po’ come lo zio un po’ grande che la Domenica pomeriggio ti rompe le palle raccontandoti le cose mentre guardi la tv… E’ tanto buono, lo vedi dall’espressione però c’è quel qualcosa che a un certo punto ti fa urlare “vade retro”.
Però un articolo su Jim va fatto. Nel 1992 ha scoperto l’ukulele in un mercatino delle pulci e da quel momento la sua vita è cambiata. E’ l’ideatore dei Flea e dei Fluke (insieme agli altri prodotti li trovate in vendita su fleamarketmusic.com) per non parlare dei suoi metodi didattici, sempre piuttosto base ma comunque validi. Io ho “The Joy of the Uke 2: Beyond the Basics” e mi sono ritrovato a studiare Blue Moon… e menomale che era OLTRE le basi! Comunque nel suddetto DVD c’era anche Lyle Ritz, famoso bassista jazz prestato all’ukulele che ci insegna un paio di pezzi… questi un po’ più tosti, lo ammetto.
Ciucciatevi un pezzo originale dello zio Jim al NY Uke Festival 2009:
ll genere di Jumpin’ Jim è da inquadrare nelle “Comedy Songs”. Poche storie. Innalza a livello musicale il mero intrattenimento e pur perdendosi in arrangiamenti a volte talmente banali da far rifiutare il full screen a youtube, è un professionista serio e devoto. Fa quello che sa fare meglio e lo fa piuttosto bene.
May 29, 2010 in Music by admin
La superdiva hawaiiana dell’ukulele, suona anche la slack-key guitar e il basso. Sembra che Brittni Paiva sia la numero uno assoluta della scena hawaiiana ed effettivamente se andiamo a vedere i suoi trascorsi ha vinto più o meno di tutto. Ha registrato a 15 anni il suo primo disco strumentale (vi prego andatevi a vedere la copertina con lo sfondo di windows… lol) e ha subito beccato il premio. L’anno dopo ne ha fatto un altro e si è puppata l’Ukulele Album of the Year agli Hawaii Music Awards del 2006. E così via… Col suo ultimo disco “The Fire Within” le hanno anche dato la nomination per il miglior artwork… e che cazzo! Se spulciate i cartelloni dei principali happening di ukulele alle Hawai’i e dintorni state sicuri che troverete Brittni. Se non c’è è perchè magari ha la febbre…
Il suo stile non è rock come quello di Taimane o Jake, piuttosto direi che è un miscuglio di tecniche classicheggianti shakerate con Carlos Santana. Sulla sua pagina myspace si definisce freestyle. Che non ho capito bene che vuol dire…
La puoi mettere in milioni di modi differenti: “eh però non ha la personalità di Taimane Gardner” oppure “eh però ci sono milioni di musicisti che fanno le stesse cose” oppure “ho capito però Jake è Jake” ma Brittni è l’esempio vivente della ragazza nata con l’ukulele. Qualsiasi cosa suona sembra fin troppo facile, ogni posizione è all’ordine del giorno e raramente la senti steccare. E’ la reginetta che tutti vorremmo avere…