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by Jontom

Con quale ukulele iniziare: soprano, concert o tenor?

agosto 21, 2011 in Varie by Jontom

E’ la domanda da un milione di dollari che ricorre più spesso sui forum di mezzo mondo: quale ukulele mi consigli per iniziare? Intanto specifichiamo: soprano, concert e tenor sono le 3 dimensioni standard di un ukulele. Il soprano è il più piccolo, il concert è la taglia media mentre il tenor è il più grande con più tasti a disposizione e cassa di risonanza più ampia. Poi esiste il baritono, meno diffuso, che è l’unico fra i 4 ad essere accordato in maniera diversa, Re – Sol – Si – Mi, come le ultime 4 corde della chitarra.

Questo modello in particolare viene solitamente suonato da chitarristi che non vogliono sbattersi più di tanto nell’accordatura standard di un ukulele (Sol – Do – Mi – La) con il Sol rientrante. Ma per le caratteristiche strutturali e soprattutto per via della sua cassa abbastanza ampia ha un suono che si discosta un bel po’ da quello tipico che siamo abituati ad abbinare ad un ukulele.

Il soprano, il più piccolo, è il modello tradizionale commercializzato in tutte le salse. Se buttiamo un occhio agli ukulele giocattolo in vendita a pochi spicci potete stare certi che si tratta di soprano. E’ quello con cui solitamente abbiamo iniziato tutti, un po’ perché siamo abituati a pensare ad un ukulele di quelle dimensioni ed un po’ perché è oggettivamente più semplice trovarli.

Mano mano che si va avanti si inizia ad avvertire la necessità di allargarsi un po’ sulla tastiera e da qui viene naturale desiderare più tasti e soprattutto più spazio, lì dove un soprano rende tutto molto più difficile e ravvicinato. Il concert è un’ottima via di mezzo fra tasti a disposizione e suono che pur avendo una cassa leggemente più ampia non stravolge il timbro tipico di un ukulele soprano.

Il tenore è forse l’ultimo livello: è l’obiettivo di un ukulelista che inizia a pretendere di più e oltre allo spazio a disposizione più ampio rispetto agli altri due è alla ricerca di un suono più profondo, pieno, per ritmiche ed assoli.

Ci sono poi le “variazioni sul tema”: banjolele, resonator, tenori a 6 e 8 corde, ukulele basso, sopranini ma se ti stai avvicinando per la prima volta a questo mondo forse sarai più intenzionato ad avere un suono standard piuttosto che un ukulele particolare. Ed è per questo motivo che la soluzione per i neofiti credo sia il soprano con un occhio di riguardo al portafogli perché nel giro di poco tempo il 90% passa alle altre due taglie per sbizzarrirsi un po’ di più!

by Jontom

Worth Strings: guida all’acquisto

aprile 7, 2011 in Varie by Jontom

Le corde Worth sono universalmente apprezzate per la qualità del suono che producono e per l’incredibile varietà da cui poter scegliere. Però navigando sul sito (in giapponese e in inglese) mi rendo conto che ci si può perdere nel giro di poco tempo. Ad esempio a volte si pensa che costino il doppio di altre mute ma in realtà il prezzo è più alto perché una volta montata una corda si taglia la parte in eccesso ottenendone un’altra di riserva. Ecco a voi quindi una lista delle principali caratteristiche direttamente dalla loro sede a Kobe in Giappone:

Prima di tutto le Worth sono classificabili in due tipi di colorazioni, quattro tipi di materiali in fluorocarbonio e due tipi di lunghezze.

1. Le colorazioni sono Clear e Brown. Le Clear, dal suono più brillante e asciutto sono disponibili in due materiali mentre le Brown hanno il suono più caldo e pastoso. Ogni colorazione è disponibile nelle versioni Light, Medium, Extra e Tenor che aumentano gradualmente di spessore e peso. La scelta quindi è dettata da una questione di gusti.

  • Le Light (CL/BL) hanno un suono particolarmente brillante. Risulta più semplice premere sulle corde quindi sono particolarmente indicate per i principianti.
  • Le Medium (CM/BM) rappresentano lo spessore standard per l’ukulele solista e ritmico.
  • Le Extra (CE/BE) sono un quarto più spesse delle Medium e vengono apprezzate in particolar modo dagli ukulelisti ritmici.
  • Le Custom (BC) hanno un suono brillante e omogeneo.
  • Le Tenor (CT/BT) hanno un suono particolarmente potente.

2. Il  fluorocarbonio con cui vengono realizzate le Hard, Heavy e Low-G è più duro rispetto a quello per le Light, Medium, Extra e  Tenor. Per questo motivo sembrano più chiare all’ascolto rispetto alle Light, Medium, Tenor e Low-G.

3. Le corde sono disponibili in due lunghezze differenti: 46 inches (116.8 cm) and 63 inches (160 cm). Quelle da 46 sono per l’ukulele Soprano e Concert mentre le 63 sono per il Tenor. Possiamo comunque fornire qualsiasi modello nelle versioni da 46 e 63 per un piccolo sovrapprezzo.

4. Le corde “Fat” sono l’ultima formula che abbiamo rilasciato, le produciamo in versioni CF e BF per ukulelisti alla ricerca di un suono ancora più pieno.

Il link al sito di Worth Strings (direttamente in lingua inglese): http://www.worthc.to/W-Strings-e.html. Scorrete la pagina per un elenco dei principali negozi online dove poter effettuare l’ordine.

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by Jontom

Che ukulele scegliere?

dicembre 10, 2010 in Varie by Jontom

La guida definitiva all’acquisto del tuo primo ukulele!! Il modello?! La dimensione?! Il colore?! Sei davanti alla vetrina e non sai scegliere?! Vorresti tanto suonare come quelli che hai ascoltato su youtube?! Siamo qui per risolvere tutti i tuoi dubbi…

Innanzitutto le dimensioni. E’ uno dei problemi che affligge da secoli l’intera umanità. Il Soprano è quello più piccolo di tutti, buono per farci accompagnamento ritmico e se le dita te lo permettono, anche qualcosa pizzicata tipo il fingerpicking. Però mano mano che “vai giù” sulla tastiera lo spazio diminuisce… ed è per questo che arriva il Concert, leggermente più grande del Soprano e con qualche tasto in più a disposizione. Altamente consigliato per chi ha le dita più cicciose rispetto alla media. Se però continui a “volere i tuoi spazi” e “la casa piccola non mi basta” c’è il Tenor, quello più grande fra i 3 con uno spazio abbastanza ragionevole anche quando “vai giù” e un suono leggermente più corposo rispetto agli altri due.

C’è chi dice che l’ukulele tradizionale sia il Soprano… Beh, è vero. Pochi cazzi. E’ nato come un Soprano però poi col passare del tempo sono arrivati anche gli altri.

E il Baritono? Eh… Quello è un caso a parte. E’ leggermente più grande del Tenore e a differenza degli altri 3 che usano un’accordatura standard (GCEA) viene accordato in DGBE (Si, le ultime 4 sulla chitarra).

Chiarito il problema delle dimensioni passiamo alla spinosa questione delle marche… Qual’è la migliore?! Perchè questo costa di più?! Perchè questo qua c’ha il legno più scuro?! Ma il suono è sempre così squillante?! Ma è elettrificato? Kala? Eleuke? Ohana? Kanile’a? aNueNue? Mahi Mahi? Ma poi ce lo posso fare il rock? E lo swing? E il country? Anche il jazz? Ma pure il blues? Che me la dai una mano?

Siediti un attimo e pensa: se questo strumento ti piace veramente tanto ti terrà compagnia per i prossimi mesi… magari anche anni, che ne sai. Magari grazie alle sue dimensioni ridotte lo porterai ovunque. Saresti in grado di prendertene cura senza averlo amato dal primo istante? L’ukulele soddisfa il teorema “donna nana tutta tana” però va amato. E’ chiaro. Il mio consiglio quindi è il seguente: osserva i modelli e compra quello su cui ci resti di più. Levati dalla testa l’ansia da prestazione e domande ipertecniche magari retaggio di qualche vita precedente da chitarrista.

Si ok, magari l’action non è perfetta… probabilmente il suono non è eccezionale… magari l’intonazione… si, ok.

BLA BLA BLA BLA BLA

Ti piace? Allora compralo. Dev’essere una scelta fatta col cuore. Rimandiamo tutti i discorsi che ho fatto prima a quando vorrai acquistare il secondo :)

In conclusione…

Per imparare a suonarlo come si deve ci sono le lezioni gratis su YOUkulele, gli ebook, il forum oppure i corsi (controlla gli eventi sul forum o magari qualche banner qua in alto che ne pubblicizza qualcuno).

Per averlo fra le mani c’è il mercatino dell’ukulele, non un negozio qualsiasi che ha 2 ukulele a 10 Euro esposti da 3 mesi ma l’unico in Italia a vendere solo ukulele… E direi che anche solo per questo motivo dovresti sentirti al sicuro. Come un pisello nel suo baccello. O chi per lui.

by Jontom

Hawaii e Italia in musica

ottobre 22, 2010 in Varie by Jontom

Ieri sono stato stato ad un workshop tenuto dagli Heart & Soul (Chris Salvador e Jody Kamisato) e organizzato dall’Ukulele Club of Hawaii presso il Windward Mall di Kaneohe. E’ una bella iniziativa organizzata da Joe e Kristen Souza di Kanile’a che riunisce il quartiere una volta al mese tramite lezioni gratuite e mini-live. Per l’occasione è stato montato un palco al centro dell’atrio più qualche tavolo per permettere ai partecipanti di stare più comodi. Alla fine del workshop ho avuto l’onore, come artista Kanile’a di salire sul palco con i miei due “colleghi” per una jam e un paio di pezzi dal mio ultimo disco.

In realtà come cosa è abbastanza inusuale ma non nel senso che non si suona mai in un centro commerciale ma perchè da quello che ho visto quasi tutti hanno un palco fisso dove poter ospitare eventi. Ad Ala Moana, il più grosso shopping mall di Honolulu, ce n’è uno con balconata e posti a sedere intorno e davanti il palco.

Questo probabilmente sottolinea il forte legame degli hawaiiani con la musica. Gli piace proprio… e si vede. Sul palco ho eseguito la mia versione di “Volare” e pur non capendo assolutamente nulla di ciò che stessi dicendo erano tutti impazziti di gioia! Questo va in netto contrasto quando in Italia ci troviamo di fronte ad un gruppo che canta in una lingua sconosciuta. Da Borders, una catena di librerie abbastanza conosciuta negli USA, c’è un reparto apposito per i CD. Stavo dando un’occhiata ai dischi e mi è subito saltata all’occhio la presenza di due pareti di musica “hawaiiana”. Prendevano più o meno lo stesso spazio della categoria “pop rock”. Su quegli scaffali erano presenti ukulelisti affermati ma soprattutto CD di artisti che se vai a leggere il retro copertina, sono privi di etichetta. Magari sono arrivati da Borders tramite un management, certo è che non si tratta del cammino di Santiago a cui siamo abituati in Italia per entrare come “prodotti” nei negozi di dischi. Il prezzo medio di un CD si aggira intorno ai $15 per non parlare delle numerose offerte di artisti internazionali al di sotto dei $10.

Questo mi ha fatto riflettere su come a volte si possano proteggere e stimolare gli artisti locali nel dare di più… fare di più… perchè alla fine arrivare ad acquisire una certa notorietà è un percorso lineare a cui accedono solo quelli che continuano a credere in ciò che fanno. Con questo non voglio dire che è semplice vincere un Na Hoku Award ma quantomeno si ha in mente il percorso che bisogna fare per avere un’opportunità.

Vista da fuori la comunità di musicisti hawaiiani è molto chiusa. Sono tanti e questo è inutile negarlo. Anche in questo caso si tratta di occupare 10 posti su 10.000 presenti e la competizione per accaparrarsi il proprio è tanta. Però è anche vero che siamo in un’isola e per quante persone possano esserci alla fine si conoscono tutte. Entri nella loro comunità ed improvvisamente diventi amico di tutti. Ti ritrovi ad andare a sentire il tuo amico/musicista che suona il giorno dopo in quel ristorante e alla fine la serata ti passa in allegria.

Mi stupiva sentire i loro discorsi su altri artisti che normalmente, in un altro paese, verrebbero citati come icone assolutamente intoccabili mentre qui sono semplicemente amici che si incontrano al centro commerciale il Sabato pomeriggio.

Un paio di settimane fa sono stato ad una Solo session di Jake Shimabukuro a Maui e durante lo spettacolo raccontava la sua prima volta sul palco, di quanto potesse essere alta la tensione e di come alla fine… non impressionò nessuno! A fine concerto Jake, uno dei musicisti più importanti delle isole si è fermato sul palco per stringere la mano a chiunque. Piuttosto diverso dall’immagine dei rocker 15enni in giacca di pelle che animano la “musica” in Italia. Questo mi ha portato ad una piccola riflessione mentre me ne tornavo all’ostello dopo il concerto… Si è vero, impressionare chi ti ascolta è importante per avanzare di livello ma purtroppo in Italia non basta. Devi riuscire a conoscere persone che solitamente è impossibile conoscere. Devi trovarti al punto giusto nel momento giusto e soddisfare diverse richieste di mercato. Devi essere in grado di confezionare il prodotto musicale facendogli credere che dovranno spendere il meno possibile per portarlo sugli scaffali e guadagnarci (loro) qualcosa.

Jake spiegava di come per firmare il contratto con la Sony fosse stato necessario creare una società di management ad-hoc perchè in fondo il pubblico, nella sua ingenuità pensava fosse abbastanza lineare anche questa cosa al di fuori delle isole.

Vivere di musica alla Hawaii però è difficile. Ci sono le esibizioni per strada a Waikiki Beach dove non devi rendere conto a nessun gestore di cosa suonare e quando suonare (come sta facendo da tempo un altro mito locale, Troy Fernandez) ma non ci tiri su uno stipendio e per entrare come artista fisso in qualche hotel o resort vale la regola che ti devono sentire e devono sapere chi sei. Altrimenti è difficile. Almeno su questo Italia e Hawaii vanno d’accordo. Mi chiedo se il ragionamento non sia dovuto al fatto che negli hotel di Waikiki circolino prevalentemente turisti estranei al modo di pensare dei residenti. Tuttavia, gli artisti emergenti ritrovano questa situazione anche nel cercare un ingaggio settimanale presso ristoranti e bar. A Honolulu è più difficile ma in altri posti, come ad esempio Paia a Maui, non è difficile incappare in storie di artisti che si esibivano per strada e in un secondo momento sono stati portati “dentro” nei vari locali che animano la nightlife delle isole.

In conclusione posso dire che le Hawaii respirano musica durante tutta la giornata. In questo quadro si inserisce perfettamente l’anima dell’ukulele. Poteva nascere e affermarsi soltanto qui, in una scena artistica dove conta di più l’amore in quello che fai rispetto al valore aggiunto che puoi portare a fine mese all’azienda. Non esiste lo stress, non esiste competizione, l’unico problema che hanno gli ukulelisti è quello di mostrare ai bambini che l’ukulele può essere uno strumento per divertirsi e non soltanto uno strumento serio, esattamente il contrario di ciò che succede in Italia. L’ukulele non è nato per divertirsi, è nato per fare musica e per diffonderla col sorriso in qualsiasi modo possibile. Non me ne voglia chi fino a ieri ha erroneamente pensato che l’intrattenitore incarnasse la vera anima dell’ukulelista passato e moderno. Non è proprio così.

L’ukulele è nato con l’Aloha e nell’istante in cui riesci a capire cosa significa non te la togli più. Farai di tutto per portarla in giro per il mondo e per quanto mi riguarda ci sto provando.

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by Jontom

L’ukulele a scuola

settembre 22, 2010 in Varie by Jontom

Si ok i ragazzi nella foto sembrano usciti dal Villaggio dei dannati però che ci vuoi fare… sono minorenni e non possiamo pubblicare i volti.

Copio e incollo un post di Ross dal forum http://youkulele.com/forum/uke-360/ai-ragazzi-lukulele-piace/:

L’infaticabile JT, reduce dai successi del MOA, si è fermato lunedì per una lezione concerto alla scuola media di Maserà, ridente paesotto della bassa padovana, il successo clamoroso dell’iniziativa, alla presenza delle autorità, hanno sancito con chiarezza la nascita di una nuova stella nel firmamento dell’ukulele.

A parte l’introduzione scherzosa le cose sono andate proprio così nel senso che forse per la prima volta
in una scuola italiana dei ragazzi hanno potuto ascoltare, provare e conoscere uno strumento che la maggior parte di loro non sapeva nemmeno dell’esistenza. Questa mattina sia le mamme che i ragazzi mi
hanno manifestato l’entusiasmo e i ringraziamenti per questo genere di iniziative (che giro volentieri a JT).

Naturalmente non è sempre facile entrare in una scuola e proporre attività di questo tipo ma io penso
che sia il modo giusto per poter far conoscere e apprezzare l’ukulele, d’altra parte nelle scuole americane viene molto utilizzato per la sua peculiarità didattica.

Aggiungo qualche fotina in attesa del video che sarà pronto penso per settimana prossima… evidentemente l’iniziativa non deve esaurirsi qui ma………. proseguire……… e lascio a voi eventuali suggerimenti…………….

by Jontom

Weapon of choice

agosto 22, 2010 in Varie by Jontom

Sondaggione: qual’è l’arma in più di un ukulelista?

  • Tecnica
  • Velocità
  • Precisione
  • Espressività

Non mi dite un compromesso fra tutte e 4, Non facciamo come “che musica ascolti?” – “mah un po’ di tutto”

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by Jontom

Conta di più l’estetica o il suono?

agosto 5, 2010 in Varie by Jontom

La risposta sembrerebbe ovvia, quasi banale. Però a volte mi rendo conto che non è così…

Prendiamo il caso degli ukulele aNueNue, indubbiamente bellissimi da vedere con decorazioni tribali sulla tavola che contraddistinguono tutte le serie. Alcuni modelli in legno chiaro sono quasi da mozzare il fiato, me ne rendo conto. Però poi alla resa dei conti è pure sempre un laminato. E si lo so… esiste gente che tende a sfatare la leggenda metropolitana che vuole il laminato inferiore ad altri legni più pregiati puntando molto sull’assemblaggio e la verniciatura. Però parliamoci chiaro: a questo punto mi viene il dubbio che non abbiano mai preso in considerazione un ukulele di fascia alta. Se lo metti a paragone con questi modelli non c’è confronto.

Il dubbio poi mi viene quando imbraccio il mio soprano Mahimahi 7G. Un modello essenziale, assolutamente privo di qualsiasi decorazione, sverniciato ovunque eppure… oh… suona bene. Mi perplimo di fronte a gente che è disposta a spendere 50 Euro per un modello magari uscito dalla stessa fabbrica ma semplicemente dal nome diverso.

Nonostante tutto gli aNueNue sembra che vedano a ruba ma siamo sicuri che è merito del suono o piuttosto di un design convincente? Oh intendiamoci, a me piace il suono di questi ukulele. Lo trovo squillante e abbastanza caratteristico però non è niente che non si possa ritrovare in altri modelli della stessa fascia di prezzo. A questo quindi mi chiedo: perchè siamo portati ad acquistare il primo e a non prendere in considerazione altri modelli con un binding leggermente diverso? A parità di suono saremmo disposti a spendere 100 Euro in più per un design più accattivante?

Prendiamo in esame i super-ukulele. Per me le grandi marche sono principalmente 3: G-String, Kamaka e Kanile’a. I primi e gli ultimi ti permettono di personalizzare lo strumento, i secondi neanche a parlarne visto che hanno una backlist fino al 2015. Per me il suono è fondamentale eppure mi rendo conto che pur essendo a detta di tutti il migliore non mi sognerei mai di prendere un Kamaka. Per carità in passato l’ho desiderato a lungo… è il sogno di tutti gli ukulelisti un po’ scafati ma esteticamente non mi piace. E su questo non ci posso fare niente. Certo, poi c’è il modello custom di Jake Shimabukuro che è da paura però tutti gli altri non sono assolutamente niente di eccezionale. I G-Strings sono veramente belli, il modello custom di James Hill almeno dalle foto sembra eccezionale ed anche il suono è degno di nota. E poi ci sono i Kanile’a. E per me il discorso finisce qui. :)

by Jontom

Il misterioso caso del Kanile’a

agosto 3, 2010 in Varie by Jontom

Mi ricordo quand’ero piccolo e studiavo pianoforte. Passavo un discreto numero di ore a strimpellare sul mio sintetizzatore, un Korg X3, con un suono di pianoforte che sembrava uscito dal paradiso. Ero fomentato, mi sembrava di essere un vero pianista e pensavo che il suono uscito dal bimbo fosse all’altezza. Provavo a fare paragoni con i dischi che ascoltavo e pur riconoscendo una certa differenza negli attacchi dello strumento mi sembrava ci fosse davvero poca differenza.

Poi un giorno arrivò il pianoforte verticale, uno splendido Scholze nero e ci rimasi male. Era veramente troppo. Un suono completamente diverso, quello si che era paradisiaco. Fu il giorno in cui mi resi conto che tornare a suonare il pianoforte sull’X3 sarebbe stato difficile.

Riportiamo la questione sui nostri ukulele. Esistono quelli in compensato, quelli in mogano, in cedro, in salice, in acacia, in quello che vuoi e poi… esistono gli ukulele veri.

Oh, non fraintendetemi: non sputo nel piatto dove ho mangiato fino a pochi minuti fa ma una volta toccato il Kanile’a non torni più indietro. Non so, non è soltanto il legno ad essere diverso… E’ lo strumento che riempie delle frequenze mai sentite su un altro ukulele e che riesce ad essere squillante e morbido al tempo stesso. Credo sia questo il suono che ogni ukulelista vorrebbe poter sentire.

Caso ha voluto che passassi da un X3 ad K3… per uno nato il 3 Gennaio è una bella cosa.

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by Jontom

Exact timing

agosto 2, 2010 in Varie by Jontom

Ovvero andare a tempo in maniera matematica, quasi perfetta. Per quanto ci si possa sforzare nello studiare pedissequamente tutti i giorni ci potrà sempre essere un margine di errore soprattutto quando il pezzo ti porta a “interpretare”. Almeno questo è il mio caso. Certo, poi ci sono i casi limite in cui il tempo non lo tieni proprio… però qui stiamo parlando di ritardi sottilissimi, infinitesimali che almeno in teoria potrebbero pregiudicare l’esecuzione di un pezzo.

Ho fatto una prova con “Falling Slowly”, vincitore dell’Oscar come miglior canzone. Dio benedica Glen Hansard e quell’angioletto che me l’ha fatta riascoltare un paio di giorni fa.

Il pezzo inizia a 68, dopo poche battute Glen rallenta un po’ poi riprende il ritmo e al ritornello sembra quasi viaggiare sui 66. Impercettibile eppure con i bpm credo che lui ci si pulisca il culo.

Fino a che punto il timing può decretare la bellezza di un’esecuzione? Concentrando gran parte delle nostre energie su quest’aspetto non rischiamo di pregiudicare la nostra performance con poca intensità? Io non lo so però prima di scartare a priori un brano per una mancanza di accuratezza ci penserei due volte.

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by Jontom

Invadiamo le Hawai’i

luglio 5, 2010 in Varie by Jontom

Una sera mi sono messo a parlare con un mio amico di liuteria italiana. Durante il Rinascimento è innegabile che abbiamo spaccato culi a tutta callara… vi basti pensare a Stradivari e Guarneri. Signori qua si facevano violini di cristo che ci invidiano ancora.

La considerazione più ovvia che ci è venuta è stata: “Vabbè ma scusa, possibile che nessun liutaio italiano si è ancora deciso a invadere le Hawai'i? Cioè: con la reputazione che abbiamo qualche pezzo di liuteria si potrebbe pure piazzare… Ed inoltre saresti l'unico a farlo! Possibile che nessuno fiuti l'affare e il prestigio che si cela dietro un'operazione del genere?”

Effettivamente immaginatevi la scena. Per carità i vari Kamaka e Kanilea sono delle vere e proprie istituzioni ma provate a pensare a “gli italiani” che approdano in quel mercato. Dai… PRICELESS.

Purtroppo credo che le marche italiane siano un po' diffidenti nei confronti di un mercato ancora in erba qui in Europa e soprattutto c'è da fare i conti con i costi di produzione.

Magari con una cifra definita tiri fuori 5000 ukulele di produzione costruiti in Cina che sei più o meno sicuro di piazzare in virtù del costo abbordabile. Scegliere di destinare lo stesso budget per 500 ukulele di liuteria è una sfida.

Personalmente credo ci si debba provare però è ovvio che sto parlando con gli occhi dell'ammiratore e di certo non con quelli da imprenditore…

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